...da un'idea di Tiziano Astolfi


prefazione ed introduzione
Mister Who
scheda di sintesi

 

Correva l’anno di qualche periodo fa e un giorno, in un luogo non ben definito, ad un’ora che non si sa… da dietro una porta di un posto sconosciuto, apparve, come per incanto, una giovane donna dai lunghi e ondulati capelli biondi.
L’ improvvisa apparizione della donna meravigliò non poco Mister Who, un tipo un po’ strano e bizzarro il quale, seduto su un grande dado bianco che portava scritto su un lato il numero tre, sembrava aspettasse qualcuno. Lo stupore derivava dal fatto che quella porta alla quale si affacciò la giovane, si era materializzata solo pochi istanti prima; infatti essa non proveniva da un atrio, da un comune corridoio o da una stanza lì accanto, ma il percorso che portava alla stessa, sembrava fosse uscito dalle pagine di un misterioso ed inspiegabile libro. “Chi sei ? Da dove vieni?” - chiese incuriosito e con voce profonda Mister Who. La giovane donna, un po’ frastornata e intimorita, dapprima esitò a rispondere, non sapendo se ne fosse il caso… ma poi, fissato bene negli occhi il suo interlocutore, rispose: “ Il mio nome è Lillina Ber, per gli amici Lilly, per altri ancora Lady Lilly Ber... veramente non so spiegare bene da dove vengo… e perché sono qui… ma un vento improvviso e una strana musica mi hanno spinto in questa direzione”.

Ma… un momento: torniamo indietro! Già… un percorso uscito da un misterioso ed inspiegabile libro? Un libro che ha dell’incredibile e che apre una galleria di affascinanti visioni. Ancora oggi, molti si chiedono quale sia quel libro e da quale biblioteca provenga… eh già, sarebbe interessante saperlo, ma forse è un libro che non esiste e che sta scritto solo nella mente di alcuni.

Mister Who, incuriosito da quell’ inatteso incontro, invitò la giovane ad entrare in un luogo tutto bianco e ovattato, al centro del quale era posizionato un divano a penisola anch’esso di colore bianco e, ai lati, sulle pareti che delineavano uno spazio variabile, apparivano delle proiezioni di luce soffusa non ben definita. “Accomodati, ti prego” - disse gentilmente Mister Who - “ si dice… che questo sia il luogo adatto per le persone che ad un certo punto della loro vita desiderano confidarsi, pur non sapendo ancora se qualcuno sia disposto ad ascoltare.” “Ebbene ”- continuò Mister Who - “posso rassicurarti, qualcosa mi dice di… ascoltare la tua vita. Quelle pareti che vedi ai lati, in cui scorrono delle immagini, ti aiuteranno, se lo vorrai, a ricostruire passaggi del tuo vissuto”. Lilly Ber , roteando lentamente il capo verso i lati di quell’ ambiente quasi surreale, osservò con interesse l’intrecciarsi di quelle vaghe immagini mobili e soffuse, le quali attraversavano i meandri dei suoi giardini cerebrali e inconsciamente avvertì che poteva raccontare di sè…e iniziò a raccontare… a raccontare dell’amore, della pace, della giustizia e della conoscenza.

Mister Who ascoltava sollecitamente le parole della giovane donna ponendo però molta attenzione ai movimenti, alla gestualità di Lilly Ber , per cercare di capire se e in quale modo i suoi gesti rafforzassero il concetto delle sue opinioni.

Lady Lilly Ber poneva delle riflessioni a se stessa e indirettamente al suo interlocutore. La sua mente spaziava in direzioni diametralmente opposte: sviluppava concetti paralleli, sezionati da cadenze perpendicolari, quasi ad analizzare segmenti disuguali come in un elaborato diagramma. La società contemporanea le imponeva delle riflessioni in cui il ruolo dell’educatore assumeva spesso una posizione che riteneva centrale e fondamentale nell’ambito di una moderna società in cui lei stessa credeva e sperava.
La pedagogia, la psicanalisi e la filosofia erano le materie che più l’affascinavano durante gli anni di studio accademico e le sue esperienze personali la inducevano ad una continua ed instancabile ricerca metodologica. Lilly Ber diceva: “L’educazione è fondamentale nel giovane individuo, ma qual è il metodo più adatto? un’educazione troppo ferrea non credo possa giovare ma… a volte è necessario un polso ferreo e ancora: può un bimbo vivere nelle ostilità? E’ probabile che diventi un adulto aggressivo e… se egli vive nel rimprovero? diventerà intransigente?” …e ancora: “…e se un bimbo vive nel rifiuto? Diverrà sfiduciato? … ma se al giovane viene dato tutto con estrema facilità, da adulto avrà difficoltà a comprendere il giusto valore delle cose… non sottovaluterei mai l’aspetto psicologico, una componente essenziale nell’equilibrio dell’ancora labile personalità del giovane. Qual è il ruolo della famiglia in una società dove la famiglia deve trovare se stessa? Dare sicurezza nei valori morali? Ma quali? La cosiddetta nuova famiglia allargata, padri e madri diverse, ancora non sa come collocarsi nella società. Vivere nell’insicurezza dei valori, nella superficialità, nella difficile accettazione, nella scarsa considerazione e quindi nella derisione: che cosa può produrre?... è molto probabile che il “futuro individuo” sia un timido o un insicuro. Tutto estremamente ovvio ed elementare si direbbe!… eppure…” Lilly Ber, interrompendo bruscamente il suo monologo, guardò titubante Mister Who e gli chiese: “Tu mi ritieni timida?” “Non saprei… ancora non riesco a dare una ponderata valutazione ma… in passato, per caso, …qualche derisione ha influito su di te?” - rispose e chiese Mister Who. La donna, chinando il capo, pensosa, rimase in silenzio.
Lilly Ber era una donna curiosa ed intelligente, non si adagiava facilmente e cercava delle risposte che non si potevano trovare nei libri che aveva studiato con passione ed interesse. Cercava di trarre nuove conclusioni dalle esperienze che veniva via via facendo nel corso della sua vita, ma, poiché era ancora giovane, era convinta, o perlomeno sperava che il bene potesse “sempre” avere il sopravvento sul male.

Nei suoi monologhi Lilly Ber sosteneva: “ Se un uomo è intenzionato a fare del male, sono convinta che, portandolo alla ragione attraverso una efficace persuasione, egli non possa continuare ad agire in tal modo, perché un atto d’amore lo convincerà a redimersi, si otterrà quindi la pace, la giustizia e la conoscenza del bene e del male”. “Molto interessante, condivido pienamente.” - osservò convinto Mister Who - “… ma continua pure” “ Per ora, la mia formazione” proseguì Lilly Ber “ non mi consente di pensare in maniera diversa”. “Per ora?” - chiese Mister Who - ” che cosa intendi, per “ora?” “Intendo dire, per ora” - rispose la giovane - “…e cioè che in futuro il mio pensiero potrebbe cambiare… o rafforzarsi.”

Lilly Ber, insoddisfatta dalle risposte semplici e istintivamente curiosa, cercava di indagare, a sua volta, sul proprio interlocutore: il suo modo di essere le imponeva continuamente di cercare delle nuove risposte.

Mister Who era un tipo proprio particolare, sarebbe stato lui che avrebbe dovuto dare delle risposte… ma quali risposte? Mister Who non aveva letto molti libri del tipo accademico, cioè quelli della formazione classica, quei libri cioè che fanno parte del regolare curriculum di studio ma… sapeva leggere molto bene negli occhi della gente. Sezionare il racconto per Mister Who era affascinante, intuire per sequenze, prevedere attraverso il vissuto, anticipare il presente: un’alchimia che lo appassionava… Ecco perché era incuriosito dalle riflessioni di Lady Lilly Ber. Perplesso e un po’ sconcertato, decise di indagare ulteriormente su quel personaggio decisamente diverso da tutti quelli che fino a quel momento gli era capitato di incontrare. Fu così che pose delle nuove domande: volle sapere attraverso quali esperienze era giunta a certe sue arbitrarie conclusioni. Lilly Ber, dopo una breve pausa di riflessione, decise di raccontare alcune cose di sé e iniziò a raccontare di un viaggio fatto molto tempo prima, durante il quale aveva avuto modo di conoscere posti e persone di vario tipo.

“Nel mio girovagare nell’Europa centrale ebbi l’occasione di soggiornare per un periodo a Nadamada, una piccola cittadina alle porte di Dorca, un’importante città industriale.
Fui ospite, come ragazza alla pari, di una benestante famiglia borghese composta da padre, madre e quattro fratelli adulti di nome Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno. I quattro fratelli vivevano in apparente armonia ma, viziati, stanchi e disorganizzati, nella loro vita non riuscivano a concludere un granchè, convinti che ci fosse sempre un altro che potesse fare per loro. Il padre, un instancabile commerciante più attento però agli affari che all’educazione familiare, un giorno dovendo partire urgentemente per motivi aziendali, affidò loro un importante compito: “Cari figli”- disse - “io mi assenterò dalla nostra azienda per un periodo non ben definito, quindi non potrò seguire personalmente gli affari, è importante allora che voi stessi seguiate gli affari della nostra azienda, soprattutto non dimenticando di effettuare i tassativi pagamenti per le importanti forniture della merce che noi trattiamo”.Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto. Ciascuno avrebbe potuto farlo ma Nessuno lo fece. Dopo un certo periodo di assenza il padre, tornato dal viaggio, ebbe l’amara sorpresa di vedere che i loro fornitori non erano più disposti a consegnargli la merce, non avendo appunto incassato le quote che avevano pattuito in accordi e contratti precedenti. Improvvisamente tutto era diventato più difficile.
I fornitori si rifiutarono di rifornire le merci, i clienti non trovavano più ciò che gli interessava, gli affari non andavano più bene. Il padre maledì il giorno in cui incaricò i figli dell’importante responsabilità, non riuscendo ancora a capire come mai nemmeno uno dei suoi figli era riuscito ad eseguire ciò che gli era stato richiesto. L’azienda in poco tempo dovette chiudere l’attività, il padre, dopo anni di sacrificio per il bene dell’azienda, non si dava pace per quanto accadeva, la madre cadde in una profonda depressione, i figli litigarono e… in poco tempo l’intera famiglia si trovò a fare i conti con la povertà.
Finì che… Ciascuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ognuno avrebbe potuto fare. Ovviamente, data la nuova situazione, non era certo il caso che io rimanessi ancora loro ospite e, nonostante io cercassi di non gravare sulle loro spese familiari, decisi di andarmene. Ripreso il mio viaggio meditai a lungo su quella strana famiglia: una bella lezione da cui imparare che… ogni persona deve assumersi le sue responsabilità e se si vuole essere sicuri che una cosa venga fatta si deve agire in prima persona!”

“Il pullman, sul quale viaggiavo, silenzioso percorreva adagio le strade che attraversavano estese praterie, fiancheggiando variopinte e morbide colline: un panorama ideale per meditare e riflettere…
Dopo alcune ore di viaggio e fatte alcune centinaia di chilometri, il pullman passò una segnaletica stradale che indicava la località di una graziosa cittadina sulle rive di un incantevole lago: eravamo arrivati a Meridiana, borgo medioevale famoso per i suoi antichi castelli in cui, a sentir la gente del luogo, avvenivano degli strani fenomeni.
Entrato in città, il pullman dopo alcune fermate girò in direzione di un grande parco. Attratta ed incuriosita da quell’ immensa distesa di verde, decisi di scendere, approfittando della prossima ed imminente fermata. Il cielo era terso, l’aria lievemente tiepida e un dolce profumo di vegetazione incontaminata mi invitavano ad incamminarmi piacevolmente lungo le stradine che attraversavano il grande parco. Il clima era rilassante ma, in lontananza, notavo qualcosa di misterioso. Di tanto in tanto, notavo passare delle persone che, con andatura tra loro assai diversa, si dirigevano verso due grandi alberi posti ai lati di uno spazio delimitato da una grande scacchiera. Avvicinatami ancora di più, notai che le persone che camminavano con fatica, con passo lento ed incerto si dirigevano verso l’albero che stava alla sinistra della grande scacchiera. Più in là, altre persone con passo decisamente diverso, arzillo e rassicurante, si dirigevano verso l’altro albero, quello a destra. Anche sulla stessa scacchiera, di tanto in tanto notavo delle persone che, dopo meditate soste sui grandi quadrati a volte bianchi a volte neri, a seconda del senso di marcia, si muovevano in direzione dell’albero opposto rispetto a quello da cui provenivano e dove prima si erano a lungo adagiati.”

Mister Who ascoltava attentamente il racconto di Lady Lilly Ber, mentre osservava annuendo le immagini proiettate ai lati di quello strano luogo bianco e ovattato in cui era avvenuto il loro incontro. I fasci di luce, che formavano lo scorrere delle immagini in movimento, sembravano supportare il racconto della giovane donna, quasi come se fosse un film già visto. “Questo racconto mi affascina”- esclamò Mister Who - “ ma ti prego… continua pure!”

E Lilly Ber riprese a narrare. “Quella scacchiera posta come una grande piattaforma in quell’immenso parco mi incuriosì molto, decisi allora di avvicinarmi per capire di che si trattasse.
Sotto l’albero che stava a sinistra sentii un’atmosfera inquietante. Notai delle grandi radici emergere dal terreno. Un luccichìo attirò ulteriormente la mia attenzione e notai che molte radici erano avvolte da strani anelli di un insolito metallo, in cui erano incise delle scritte: mi chinai fino a sfiorare con il naso il ruvido terreno sottostante, potei quindi leggere il nome di quelle radici: radice del timore, dell’insicurezza, del rancore… e poi ancora… radice della gelosia, della sfiducia, dell’ostilità… radice dei sensi di colpa e dell’autocommiserazione. Alzatami velocemente di scatto, con estremo stupore guardai le persone lì accanto, le quali, con aria melanconica e sofferente, mi indicavano a stento di guardare in alto. E immediatamente mi chiesi: “Che foglie cresceranno sui rami di quest’ albero?” Anche i rami erano avvolti da strani anelli di un colore indefinito e anche lì erano incise scritte diverse: alienazione, apatia, vuoto, dipendenza, conflitti interpersonali, tossicodipendenza.
“Ecco a che cosa portano questi tipi di radici” - esclamai tra me. Può una radice malata generare un frutto sano? Osservai ancora quell’albero e, giratogli bene intorno, mi accorsi che dietro l’enorme tronco era situata una targa con una scritta latina che, tradotta, significava: ALBERO DELL’ AUTODISTRUZIONE.
Ecco perché quelle persone hanno scelto quest’albero, …quelle persone hanno perso la speranza… la voglia di vivere… la voglia di lottare… Ma perché?

Sul lato opposto, sotto l’albero situato a destra della grande piattaforma, un clima disteso e sereno era avvertito dalle persone che stavano sedute lì accanto. Mi avvicinai e notai che, anche lì, le radici erano avvolte da anelli di metallo con incise altre scritte: radice della carità, radice dell’amore, radice del perdono, della gentilezza, della gratitudine, radice della fiducia. Fui allora estremamente curiosa di conoscere quali rami potevano essere generati da quelle radici… ed ebbi modo di notare che tra la fiorente chioma di quell’ albero emergevano dei robusti rami che qua e là lasciavano intravedere variopinti anelli, su cui erano incise delle altre scritte: gioia, soddisfazione, benessere, creatività, risolutezza, accettazione. Attratta dall’insolita circostanza, girai intorno anche a quell’ albero e osservai che anche sul retro di quel tronco era appesa una targa con una scritta latina che, tradotta, significava: ALBERO DELL’AUTOREALIZZAZIONE.” Qual era il motivo per cui alcune persone prendevano una direzione piuttosto che un’ altra? Erano forse guidate da un arcano motivo? …o semplicemente il destino gli aveva imposto la via? “Il destino? Tu credi nel destino?” - chiese Mister Who interrompendola. “Non so che dire”- rispose Lilly Ber - “c’è chi, credendo nel destino, nega l’esistenza di Dio, qualcun altro sostiene che sia Dio a tenere le redini del destino, altri ancora sostengono che sia l’uomo (‘faber fortunae suae’) a costruire il proprio destino… personalmente condivido quest’ultima opinione, anche se ritengo che il “caso” abbia un ruolo rilevante.” Mister Who rimase piacevolmente sorpreso dalle riflessioni di Lilly Ber ma in lui rimaneva vivo l’interesse sull’ interpretazione che la giovane avrebbe attribuito ai due alberi e all’enigmatica scacchiera.
Lilly Ber, intuendo il pensiero del suo del suo interlocutore, anticipò l’attesa risposta: “L’esperienza nel parco di Meridiana fu importante per me, perché mi indusse a riflettere a lungo sulla tipologia dei due alberi e sulle scelte di vita delle persone. A volte le circostanze della vita possono creare situazioni favorevoli o negative, ma la reazione dipende da ciò che si trova nelle radici del carattere dell’individuo. Attraverso l’amore, il perdono la fiducia, la gratitudine si può giungere ad autorealizzarsi anche in circostanze avverse. Se nel profondo dell’individuo prevalgono invece timori, insicurezze, sensi di colpa, rancore, anche laddove il destino sorride, si arriverà solo al vuoto, all’alienazione, alla noia, all’apatia. Notai soprattutto che alcune persone si trovavano smarrite proprio al centro della grande scacchiera e stentavano a trovare una loro collocazione a causa di un probabile processo di maturazione o di un radicale cambiamento. L’enigma della grande scacchiera produceva inaspettati effetti.
Visitai ancora per alcune ore quel meraviglioso parco, ma, fattasi sera, cercai un piccolo albergo per passare la notte. Non sapendo come orientarmi, chiesi informazioni ad un anziano signore il quale, seduto su una panchina, osservava con un occhio lo scorrazzare del suo cane e con l’altro leggeva il quotidiano locale. “Mi scusi buon uomo, siccome non sono pratica di questa città, Lei mi potrebbe indicare una pensione o un piccolo albergo non molto distante da qui?” L’anziano sollevò lentamente il capo e guardandomi con occhi profondi mi osservò intensamente… per un attimo esitò a rispondermi ma poi… con sorriso rassicurante mi indicò una graziosa locanda dove per pochi soldi, si poteva pernottare egregiamente. Anch’io osservai bene quel viso: la fronte alta , il naso alla greca, gli occhi profondi e sapienti e la postura elegante… qualcosa non mi era chiaro, ma ad un tratto un flash attraversò all’improvviso la mia mente e riconobbi chi era: “Maestro Cattani!” esclamai con stupore, “Maestro Paolo Cattani!” “Sono io.” - rispose l’anziano.- “Non si ricorda di me?” - ribattei con incredulo entusiasmo. Il Maestro, chiuso il giornale, mi fissò nuovamente ed esclamò: “Sì,…sì…ora ricordo… tu sei Lillina Ber, la mia alunna preferita. I tuoi compagni ti chiamavano Lilly e… anch’io qualche volta ti chiamavo così.-
Ora sarai sicuramente una Lady… Lady Lilly Ber, oh scusa se continuo a darti del tu… ma così - disse sorridendo - evito di pensare a quanti anni sono passati!.. Ma…che gradita sorpresa… senti… dimmi un po’: Come mai sei capitata a Meridiana?”
“Caro Maestro, devo dirle che sono qui per caso, Meridiana è una tappa di un viaggio improvvisato che però mi gratifica più di quanto pensassi ed ora, con il suo inaspettato incontro, mi rende felice”. Con il Maestro Cattani parlai a lungo della mia e della sua vita, ma siccome si era fatto veramente tardi, dovetti salutarlo per recarmi in quella locanda che lo stesso maestro mi aveva indicato. Stanca ed emozionata per l’intensa giornata passata in quel incredibile parco, mi coricai, ma non potei dormire subito perché mille ricordi affioravano alla mia memoria. Fu un episodio che mi venne in mente con particolare piacere. - Un giorno, mentre frequentavo la quinta classe elementare, Marco, un compagno di classe un po’ vivace e abbastanza irrequieto, volle mettere in imbarazzo il maestro Cattani. Marco stringeva in mano, nascondendolo, un passerottino caduto dal nido che giaceva nel sottotetto della scuola, radunò intorno a sé alcuni compagni, compresa me stessa, e disse: “Ora andrò dal maestro e gli dirò: Ho in mano un passerotto: dimmi è vivo o è morto? Se il maestro dirà che è morto, aprirò la mano e il passero volerà. Se dirà che è vivo stringerò la mano e mostrerò il passerottino morto”. - Andò dal maestro Cattani e gli fece la domanda: E’ vivo o è morto? Ma il maestro, che era saggio e sapiente, lo guardò dritto negli occhi e rispose: “Caro Marco, sarà come tu vorrai!” Marco, spiazzato da quella inattesa risposta, aprì la mano e piangendo capì la crudeltà che lo aveva sfiorato. La sensibilità del Maestro aveva calmato l’anima di quel bambino”.
“Il giorno dopo, alzatami di buon’ora, ripresi il mio viaggio. Il pullman in cui viaggiavo era carico di studenti e lavoratori diretti a Soraga, noto centro commerciale famoso per la celebre Università e altrettanto famoso per il celeberrimo museo d’ arte moderna, che raccoglieva capolavori internazionali di primissimo livello. Fortuna volle che, proprio in quei giorni, il museo ospitasse, in una grande ala dell’edificio, una mostra itinerante di un ricco collezionista americano, il quale possedeva la “crema” dei più grandi capolavori del Novecento. Appassionata d’arte, non potevo certo perdere quell’importante occasione e… decisi di fermarmi a Soraga. Visitai a lungo le immense sale di quello splendido museo, osservando i fantastici capolavori che, prima e in parte, avevo potuto ammirare solo in specializzati libri d’arte. Entrata nella sala numero tre, quella dedicata ai surrealisti, rimasi particolarmente colpita da un’opera che da sempre mi aveva affascinato e che in quel momento era realmente lì, davanti a me: “Il persistere della memoria”, magistrale capolavoro del mitico e geniale Salvador Dalì.
Mentre osservavo quel quadro, chiedendomi ripetutamente quale messaggio trasmettessero gli orologi molli dell’opera, una voce lì accanto mi sussurrò: “L’arte moderna non dà risposte ma… propone delle domande”. Ma… chi ha parlato? mi chiesi, non avevo notato nessun’ altra persona in quella sala fino a quel momento, - questa voce però io la conosco - pensai. Mi girai e dietro di me un viso sorridente e da me conosciuto, esclamò: “Lillina Ber, che gradita sorpresa! Ma… che ci fai tu qui?” Era Tatiano Abusi, un artista multimediale, un caro amico di lunga data che però non vedevo da alcuni anni. Tatiano si occupava da molti anni di arte visiva, di musica e produceva video sperimentali di estremo interesse. In quegli stessi giorni, anche lui si trovava a Soraga per esporre le sue recenti opere presso un noto atelier situato a Kunsta, il cosiddetto quartiere degli artisti. Visitammo insieme le altre sale del museo, scambiandoci opinioni , chiarendo tipologie e analizzando il significato storico e artistico di quell’ illuminato periodo dell’arte moderna. Continuammo a visitare le sale fino alla chiusura del museo, non accorgendoci nemmeno dell’orario, talmente erano affascinanti le riflessioni che scaturivano davanti ad ogni opera d’arte. Usciti dal museo, Tatiano dovette andarsene in fretta, poiché da lì a poche ore, doveva presenziare alla vernissage della sua mostra personale. Ci salutammo affettuosamente, promettendoci però di incontrarci molto presto.

Mister Who, sempre attento all’affascinante racconto di Lady Lilly Ber, notava delle analogie con Tatiano Abusi nelle immagini che correvano lungo le pareti di quel bianco e ovattato posto in cui avveniva il racconto dei suoi viaggi, vedeva un continuo intrecciarsi di maschere, scacchiere, crome musicali, e altre strane simbologie. Lilly Ber osservò anche lei lo scorrere di quelle immagini e sentì riaffiorare altri ricordi, avvertì percezioni e passaggi che però nella sua vita dovevano ancora avvenire. Fu allora che Mister Who volle approfondire con lei alcuni temi esistenziali suggeriti dalla sua esperienza artistica. Riprese a parlare dell’arte e di come la comunicazione delle pulsioni profonde dell’artista arricchisca lo spirito di chi osserva un’opera d’arte e lo induca a darsi delle risposte sui perché e sul senso della vita. Lady Lilly Ber intervenne e aggiunse: “Sono convinta che ogni forma d’arte sia veicolo di comunicazione: le arti visive, il teatro e la musica aprono nuovi universi di sensazioni e nuovi orizzonti di valori inaspettati.” “Già… la musica!” - aggiunse Mister Who -” un grande veicolo di comunicazione… per me la massima espressione della mente umana, la musica non conosce confini: non fa distinzioni di razze, di sesso , di età”.
Lilly Ber ascoltò con estremo interesse le parole di Mister Who e, assumendo un leggero sorriso sulle labbra, le venne in mente un episodio accaduto durante un suo precedente viaggio nel Sud Europa e iniziò a raccontare: ”Mi trovavo a Sidera , località marina nei pressi di Locri… e un giorno, in un tardo pomeriggio del mese di luglio, mi trovai a passeggiare lungo le rive che costeggiavano le splendide acque del mare Mediterraneo. Il sole, ormai vicino all’orizzonte, dipingeva il mare con tinte leggermente rossastre e diverse tonalità arancioni frastagliate da venature turchesi: un intreccio di colori che ricordavano le famose tele impressioniste di Claude Monet. Mentre osservavo in silenzio quel naturale spettacolo, ad un tratto sentii il dolce suono di un pianoforte. Attratta dal quell’ incantevole musica cercai di capire da dove provenisse e mi accorsi che il suono proveniva da un piccolo anfiteatro che giaceva poco più in là, verso l’entroterra, nascosto tra la fitta vegetazione. Tesi l’orecchio e cercai di cogliere il senso di quella melodia. Incuriosita mi incamminai, percorrendo un breve sentiero che, costeggiando una lieve collina, portava dritto al luogo dove il pianista si stava esercitando. Mi avvicinai lentamente, ma il rumore dei miei passi interruppe il dolce suono. Il pianista si voltò e con un sorriso fece cenno che potevo accostarmi allo strumento. Mi avvicinai e notai lo sguardo intenso di quel misterioso pianista, mentre le sue mani affusolate, ma robuste, riprendevano ad accarezzare i tasti di un bianco e maestoso pianoforte a coda. “Mi sto esercitando”- disse l’artista - “questa sera, io con altri musicisti terrò un concerto proprio qui, l’acustica è ottimale e, se vuoi,… ritieniti pure invitata”. “Grazie!”- risposi- “verrò ad ascoltati con piacere”. “Mentre ti ascoltavo con attenzione, notavo delle melodie particolari… di che si tratta?” chiesi un po’ intimorita, non sapendo se quel pianista fosse disposto a spiegare. “Vedi cara amica, oh… scusa! non ricordo il tuo nome..,” “ Non lo puoi ricordare, non l’ho ancora detto! Mi chiamo Lilly Ber”. “A volte…” - continuò il pianista - “… mi piace sperimentare delle melodie usando solamente i tasti della scala diatonica, un gioco interessante e difficile ma ovviamente limitato, considerate le sole sette note,… altre volte mi piace allargare la gamma delle frequenze, cioè sentire tutte le vibrazioni che consente questo meraviglioso strumento e quindi uso l’intera scala cromatica, cioè i tasti bianchi insieme ai tasti neri. Cara Lilly Ber, se vuoi la completezza, i tasti bianchi vanno suonati insieme ai tasti neri,… solo in questo modo vi è una completa armonia… e purtroppo” - continuò il pianista fissandomi negli occhi - “noi umani dovremmo imparare dalla tastiera del pianoforte: questi tasti, di avorio bianco e di ebano nero, stanno insieme in perfetta armonia; perché noi no? ” “Ottima e originale riflessione! ” - disse Mister Who - interrompendo il suo racconto. E intanto sulle pareti di quel misterioso luogo bianco e ovattato, fasci di luce proiettavano lo scorrere di un pentagramma musicale, dove l’intercalare delle note, ricordava una celebre melodia di un noto cantautore anglosassone. Mister Who era continuamente affascinato dalle esperienze che Lilly Ber riportava dai suoi interessanti viaggi e quel misterioso luogo bianco e ovattato sembrava sempre di più il posto ideale in cui si potevano interscambiare, a volte quasi telepaticamente, esperienze comuni, ma vissute in circostanze totalmente diverse. Mentre Mister Who e Lilly Ber dialogavano, analizzavano, riflettevano, intuivano, sognavano, supponevano spaccati di vita, tra loro emergevano molte affinità che li rendevano inconsciamente simili. Tra i molti argomenti affrontati elaborarono teorie sulle diverse priorità dell’essere umano.

Lady Lilly Ber raccontò allora di un esperimento a cui aveva casualmente assistito qualche anno prima. “Fui invitata a partecipare ad un seminario sui linguaggi artistico-espressivi che si teneva in un centro convegni a pochi chilometri dal lago di Costanza. Durante una pausa, concessa durante lo svolgimento del corso, passeggiando intorno all’edificio, ebbi modo di gettare un’occhiata attraverso la finestra aperta di un’aula piena di studenti. Sulla lavagna notai logaritmi, equazioni e altre complicate operazioni matematiche: ne dedussi che si trattasse di un corso specialistico per programmatori informatici. Stavo per andarmene, quando mi accorsi che l’insegnante proponeva un curioso esperimento. Aveva preso un grande recipiente di plastica trasparente e lo aveva riempito fino all’orlo di palle da biliardo. Incuriosita tesi l’orecchio e colsi la domanda che a quel punto pose ai suoi allievi. “Pensate che il recipiente sia pieno o no?” Tutti risposero affermativamente. Allora il professore prese delle biglie di vetro e le rovesciò nel recipiente, lasciando che scivolassero negli interstizi tra una palla da biliardo e l’altra. Rinnovò la domanda agli allievi: “ E ora pensate che il recipiente sia pieno o no?” L’uditorio questa volta rimase in silenzio, cercando di intuire dove volesse arrivare il professore, ma nessuno si azzardò a rispondere. Allora l’insegnante aggiunse nel recipiente dei chicchi di riso che scivolavano dappertutto e per la terza volta ripropose la domanda: “Il recipiente è pieno o no?” Ma ancora nessuno rispose. A questo punto l’insegnante rovesciò nel recipiente del sale e successivamente dell’acqua. Poi si rivolse al suo pubblico e domandò: “ Che cosa ci dimostra questo esperimento?” Dopo alcuni attimi di silenzio, uno studente azzardò: “Che si può fare sempre di più di ciò che si crede!” Il professore scosse il capo in segno di diniego e spiegò la morale da trarre. Se nella vita non si mettono per primi gli elementi più ”grossi”, cioè più importanti, non troveranno più collocazione tutti gli altri elementi più piccoli e secondari. Quali sono per voi gli elementi più importanti, cioè le priorità nella vita? La salute? Il lavoro? La famiglia? La casa? La cultura? I sentimenti? Ogni studente rispose a suo modo, secondo le personali inclinazioni.”
“Molto bene”- intervenne Mister Who - “imparare a distinguere le priorità dunque è essenziale… ma… dimmi un po’: quali sono per te le priorità nella vita ?”
Lilly Ber, avendo molto chiaro nella mente ciò che le stava a cuore, non esitò nemmeno un attimo a rispondere: “L’amore in tutte le sue forme. L’amore è dentro noi stessi e non sta nell’altro, siamo noi che lo risvegliamo, ma perché ciò accada abbiamo bisogno dell’altro e tanto più forte è l’amore, tanto più si è capaci di mostrare la propria fragilità. Quando sentiamo che l’amore ci chiama è bene seguirlo, anche se le sue vie sono dure e scoscese e quando le sue ali ci avvolgono affidiamoci a lui. ”

Il bianco e ovattato luogo in cui dialogavano serenamente Mister Who e Lady Lilly Ber appariva ora come una soffice nuvola dalle sfumature argentate , fasci di luce, sempre più intensa, proiettavano ai lati suggestive immagini future, un indefinibile profumo penetrava i loro corpi: un’ atmosfera magica e surreale sembrava annunciasse un evento ancora sconosciuto.

Lilly Ber si alzò dal bianco divano posizionato in quel posto tutto bianco e ovattato, fece qualche passo incerto e si vide riflessa in un grande specchio: notò con estremo stupore che le sue sembianze erano simili a quelle di Mister Who: la persona che aveva dialogato intensamente con lei era l’altra parte di se stesa, il suo alter- ego.
Lady Lilly Ber si girò immediatamente verso quel grande dado bianco con su scritto il numero tre, ma… misteriosamente Mister Who … non esisteva.