Correva l’anno di qualche periodo fa e un
giorno, in un luogo non ben definito, ad un’ora che non si sa… da dietro
una porta di un posto sconosciuto, apparve, come per incanto, una giovane
donna dai lunghi e ondulati capelli biondi.
L’ improvvisa apparizione della donna meravigliò non poco Mister Who, un
tipo un po’ strano e bizzarro il quale, seduto su un grande dado bianco
che portava scritto su un lato il numero tre, sembrava aspettasse
qualcuno. Lo stupore derivava dal fatto che quella porta alla quale si
affacciò la giovane, si era materializzata solo pochi istanti prima;
infatti essa non proveniva da un atrio, da un comune corridoio o da una
stanza lì accanto, ma il percorso che portava alla stessa, sembrava fosse
uscito dalle pagine di un misterioso ed inspiegabile libro. “Chi sei ? Da
dove vieni?” - chiese incuriosito e con voce profonda Mister Who. La
giovane donna, un po’ frastornata e intimorita, dapprima esitò a
rispondere, non sapendo se ne fosse il caso… ma poi, fissato bene negli
occhi il suo interlocutore, rispose: “ Il mio nome è Lillina Ber, per gli
amici Lilly, per altri ancora Lady Lilly Ber... veramente non so spiegare
bene da dove vengo… e perché sono qui… ma un vento improvviso e una strana
musica mi hanno spinto in questa direzione”.
Ma… un momento: torniamo indietro! Già… un percorso uscito da un
misterioso ed inspiegabile libro? Un libro che ha dell’incredibile e che
apre una galleria di affascinanti visioni. Ancora oggi, molti si chiedono
quale sia quel libro e da quale biblioteca provenga… eh già, sarebbe
interessante saperlo, ma forse è un libro che non esiste e che sta scritto
solo nella mente di alcuni.
Mister Who, incuriosito da quell’ inatteso incontro, invitò la giovane ad
entrare in un luogo tutto bianco e ovattato, al centro del quale era
posizionato un divano a penisola anch’esso di colore bianco e, ai lati,
sulle pareti che delineavano uno spazio variabile, apparivano delle
proiezioni di luce soffusa non ben definita. “Accomodati, ti prego” -
disse gentilmente Mister Who - “ si dice… che questo sia il luogo adatto
per le persone che ad un certo punto della loro vita desiderano
confidarsi, pur non sapendo ancora se qualcuno sia disposto ad ascoltare.”
“Ebbene ”- continuò Mister Who - “posso rassicurarti, qualcosa mi dice di…
ascoltare la tua vita. Quelle pareti che vedi ai lati, in cui scorrono
delle immagini, ti aiuteranno, se lo vorrai, a ricostruire passaggi del
tuo vissuto”. Lilly Ber , roteando lentamente il capo verso i lati di
quell’ ambiente quasi surreale, osservò con interesse l’intrecciarsi di
quelle vaghe immagini mobili e soffuse, le quali attraversavano i meandri
dei suoi giardini cerebrali e inconsciamente avvertì che poteva raccontare
di sè…e iniziò a raccontare… a raccontare dell’amore, della pace, della
giustizia e della conoscenza.
Mister Who ascoltava sollecitamente le parole della giovane donna ponendo
però molta attenzione ai movimenti, alla gestualità di Lilly Ber , per
cercare di capire se e in quale modo i suoi gesti rafforzassero il
concetto delle sue opinioni.
Lady Lilly Ber poneva delle riflessioni a se stessa e indirettamente al
suo interlocutore. La sua mente spaziava in direzioni diametralmente
opposte: sviluppava concetti paralleli, sezionati da cadenze
perpendicolari, quasi ad analizzare segmenti disuguali come in un
elaborato diagramma. La società contemporanea le imponeva delle
riflessioni in cui il ruolo dell’educatore assumeva spesso una posizione
che riteneva centrale e fondamentale nell’ambito di una moderna società in
cui lei stessa credeva e sperava.
La pedagogia, la psicanalisi e la filosofia erano le materie che più
l’affascinavano durante gli anni di studio accademico e le sue esperienze
personali la inducevano ad una continua ed instancabile ricerca
metodologica. Lilly Ber diceva: “L’educazione è fondamentale nel giovane
individuo, ma qual è il metodo più adatto? un’educazione troppo ferrea non
credo possa giovare ma… a volte è necessario un polso ferreo e ancora: può
un bimbo vivere nelle ostilità? E’ probabile che diventi un adulto
aggressivo e… se egli vive nel rimprovero? diventerà intransigente?” …e
ancora: “…e se un bimbo vive nel rifiuto? Diverrà sfiduciato? … ma se al
giovane viene dato tutto con estrema facilità, da adulto avrà difficoltà a
comprendere il giusto valore delle cose… non sottovaluterei mai l’aspetto
psicologico, una componente essenziale nell’equilibrio dell’ancora labile
personalità del giovane. Qual è il ruolo della famiglia in una società
dove la famiglia deve trovare se stessa? Dare sicurezza nei valori morali?
Ma quali? La cosiddetta nuova famiglia allargata, padri e madri diverse,
ancora non sa come collocarsi nella società. Vivere nell’insicurezza dei
valori, nella superficialità, nella difficile accettazione, nella scarsa
considerazione e quindi nella derisione: che cosa può produrre?... è molto
probabile che il “futuro individuo” sia un timido o un insicuro. Tutto
estremamente ovvio ed elementare si direbbe!… eppure…” Lilly Ber,
interrompendo bruscamente il suo monologo, guardò titubante Mister Who e
gli chiese: “Tu mi ritieni timida?” “Non saprei… ancora non riesco a dare
una ponderata valutazione ma… in passato, per caso, …qualche derisione ha
influito su di te?” - rispose e chiese Mister Who. La donna, chinando il
capo, pensosa, rimase in silenzio.
Lilly Ber era una donna curiosa ed intelligente, non si adagiava
facilmente e cercava delle risposte che non si potevano trovare nei libri
che aveva studiato con passione ed interesse. Cercava di trarre nuove
conclusioni dalle esperienze che veniva via via facendo nel corso della
sua vita, ma, poiché era ancora giovane, era convinta, o perlomeno sperava
che il bene potesse “sempre” avere il sopravvento sul male.
Nei suoi monologhi Lilly Ber sosteneva: “ Se un uomo è intenzionato a fare
del male, sono convinta che, portandolo alla ragione attraverso una
efficace persuasione, egli non possa continuare ad agire in tal modo,
perché un atto d’amore lo convincerà a redimersi, si otterrà quindi la
pace, la giustizia e la conoscenza del bene e del male”. “Molto
interessante, condivido pienamente.” - osservò convinto Mister Who - “… ma
continua pure” “ Per ora, la mia formazione” proseguì Lilly Ber “ non mi
consente di pensare in maniera diversa”. “Per ora?” - chiese Mister Who -
” che cosa intendi, per “ora?” “Intendo dire, per ora” - rispose la
giovane - “…e cioè che in futuro il mio pensiero potrebbe cambiare… o
rafforzarsi.”
Lilly Ber, insoddisfatta dalle risposte semplici e istintivamente curiosa,
cercava di indagare, a sua volta, sul proprio interlocutore: il suo modo
di essere le imponeva continuamente di cercare delle nuove risposte.
Mister Who era un tipo proprio particolare, sarebbe stato lui che avrebbe
dovuto dare delle risposte… ma quali risposte? Mister Who non aveva letto
molti libri del tipo accademico, cioè quelli della formazione classica,
quei libri cioè che fanno parte del regolare curriculum di studio ma…
sapeva leggere molto bene negli occhi della gente. Sezionare il racconto
per Mister Who era affascinante, intuire per sequenze, prevedere
attraverso il vissuto, anticipare il presente: un’alchimia che lo
appassionava… Ecco perché era incuriosito dalle riflessioni di Lady Lilly
Ber. Perplesso e un po’ sconcertato, decise di indagare ulteriormente su
quel personaggio decisamente diverso da tutti quelli che fino a quel
momento gli era capitato di incontrare. Fu così che pose delle nuove
domande: volle sapere attraverso quali esperienze era giunta a certe sue
arbitrarie conclusioni. Lilly Ber, dopo una breve pausa di riflessione,
decise di raccontare alcune cose di sé e iniziò a raccontare di un viaggio
fatto molto tempo prima, durante il quale aveva avuto modo di conoscere
posti e persone di vario tipo.
“Nel mio girovagare nell’Europa centrale ebbi l’occasione di soggiornare
per un periodo a Nadamada, una piccola cittadina alle porte di Dorca,
un’importante città industriale.
Fui ospite, come ragazza alla pari, di una benestante famiglia borghese
composta da padre, madre e quattro fratelli adulti di nome Ognuno,
Qualcuno, Ciascuno e Nessuno. I quattro fratelli vivevano in apparente
armonia ma, viziati, stanchi e disorganizzati, nella loro vita non
riuscivano a concludere un granchè, convinti che ci fosse sempre un altro
che potesse fare per loro. Il padre, un instancabile commerciante più
attento però agli affari che all’educazione familiare, un giorno dovendo
partire urgentemente per motivi aziendali, affidò loro un importante
compito: “Cari figli”- disse - “io mi assenterò dalla nostra azienda per
un periodo non ben definito, quindi non potrò seguire personalmente gli
affari, è importante allora che voi stessi seguiate gli affari della
nostra azienda, soprattutto non dimenticando di effettuare i tassativi
pagamenti per le importanti forniture della merce che noi
trattiamo”.Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto. Ciascuno
avrebbe potuto farlo ma Nessuno lo fece. Dopo un certo periodo di assenza
il padre, tornato dal viaggio, ebbe l’amara sorpresa di vedere che i loro
fornitori non erano più disposti a consegnargli la merce, non avendo
appunto incassato le quote che avevano pattuito in accordi e contratti
precedenti. Improvvisamente tutto era diventato più difficile.
I fornitori si rifiutarono di rifornire le merci, i clienti non trovavano
più ciò che gli interessava, gli affari non andavano più bene. Il padre
maledì il giorno in cui incaricò i figli dell’importante responsabilità,
non riuscendo ancora a capire come mai nemmeno uno dei suoi figli era
riuscito ad eseguire ciò che gli era stato richiesto. L’azienda in poco
tempo dovette chiudere l’attività, il padre, dopo anni di sacrificio per
il bene dell’azienda, non si dava pace per quanto accadeva, la madre cadde
in una profonda depressione, i figli litigarono e… in poco tempo l’intera
famiglia si trovò a fare i conti con la povertà.
Finì che… Ciascuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ognuno
avrebbe potuto fare. Ovviamente, data la nuova situazione, non era certo
il caso che io rimanessi ancora loro ospite e, nonostante io cercassi di
non gravare sulle loro spese familiari, decisi di andarmene. Ripreso il
mio viaggio meditai a lungo su quella strana famiglia: una bella lezione
da cui imparare che… ogni persona deve assumersi le sue responsabilità e
se si vuole essere sicuri che una cosa venga fatta si deve agire in prima
persona!”
“Il pullman, sul quale viaggiavo, silenzioso percorreva adagio le strade
che attraversavano estese praterie, fiancheggiando variopinte e morbide
colline: un panorama ideale per meditare e riflettere…
Dopo alcune ore di viaggio e fatte alcune centinaia di chilometri, il
pullman passò una segnaletica stradale che indicava la località di una
graziosa cittadina sulle rive di un incantevole lago: eravamo arrivati a
Meridiana, borgo medioevale famoso per i suoi antichi castelli in cui, a
sentir la gente del luogo, avvenivano degli strani fenomeni.
Entrato in città, il pullman dopo alcune fermate girò in direzione di un
grande parco. Attratta ed incuriosita da quell’ immensa distesa di verde,
decisi di scendere, approfittando della prossima ed imminente fermata. Il
cielo era terso, l’aria lievemente tiepida e un dolce profumo di
vegetazione incontaminata mi invitavano ad incamminarmi piacevolmente
lungo le stradine che attraversavano il grande parco. Il clima era
rilassante ma, in lontananza, notavo qualcosa di misterioso. Di tanto in
tanto, notavo passare delle persone che, con andatura tra loro assai
diversa, si dirigevano verso due grandi alberi posti ai lati di uno spazio
delimitato da una grande scacchiera. Avvicinatami ancora di più, notai che
le persone che camminavano con fatica, con passo lento ed incerto si
dirigevano verso l’albero che stava alla sinistra della grande scacchiera.
Più in là, altre persone con passo decisamente diverso, arzillo e
rassicurante, si dirigevano verso l’altro albero, quello a destra. Anche
sulla stessa scacchiera, di tanto in tanto notavo delle persone che, dopo
meditate soste sui grandi quadrati a volte bianchi a volte neri, a seconda
del senso di marcia, si muovevano in direzione dell’albero opposto
rispetto a quello da cui provenivano e dove prima si erano a lungo
adagiati.”
Mister Who ascoltava attentamente il racconto di Lady Lilly Ber, mentre
osservava annuendo le immagini proiettate ai lati di quello strano luogo
bianco e ovattato in cui era avvenuto il loro incontro. I fasci di luce,
che formavano lo scorrere delle immagini in movimento, sembravano
supportare il racconto della giovane donna, quasi come se fosse un film
già visto. “Questo racconto mi affascina”- esclamò Mister Who - “ ma ti
prego… continua pure!”
E Lilly Ber riprese a narrare. “Quella scacchiera posta come una grande
piattaforma in quell’immenso parco mi incuriosì molto, decisi allora di
avvicinarmi per capire di che si trattasse.
Sotto l’albero che stava a sinistra sentii un’atmosfera inquietante. Notai
delle grandi radici emergere dal terreno. Un luccichìo attirò
ulteriormente la mia attenzione e notai che molte radici erano avvolte da
strani anelli di un insolito metallo, in cui erano incise delle scritte:
mi chinai fino a sfiorare con il naso il ruvido terreno sottostante, potei
quindi leggere il nome di quelle radici: radice del timore,
dell’insicurezza, del rancore… e poi ancora… radice della gelosia, della
sfiducia, dell’ostilità… radice dei sensi di colpa e
dell’autocommiserazione. Alzatami velocemente di scatto, con estremo
stupore guardai le persone lì accanto, le quali, con aria melanconica e
sofferente, mi indicavano a stento di guardare in alto. E immediatamente
mi chiesi: “Che foglie cresceranno sui rami di quest’ albero?” Anche i
rami erano avvolti da strani anelli di un colore indefinito e anche lì
erano incise scritte diverse: alienazione, apatia, vuoto, dipendenza,
conflitti interpersonali, tossicodipendenza.
“Ecco a che cosa portano questi tipi di radici” - esclamai tra me. Può una
radice malata generare un frutto sano? Osservai ancora quell’albero e,
giratogli bene intorno, mi accorsi che dietro l’enorme tronco era situata
una targa con una scritta latina che, tradotta, significava: ALBERO DELL’
AUTODISTRUZIONE.
Ecco perché quelle persone hanno scelto quest’albero, …quelle persone
hanno perso la speranza… la voglia di vivere… la voglia di lottare… Ma
perché?
Sul lato opposto, sotto l’albero situato a destra della grande
piattaforma, un clima disteso e sereno era avvertito dalle persone che
stavano sedute lì accanto. Mi avvicinai e notai che, anche lì, le radici
erano avvolte da anelli di metallo con incise altre scritte: radice della
carità, radice dell’amore, radice del perdono, della gentilezza, della
gratitudine, radice della fiducia. Fui allora estremamente curiosa di
conoscere quali rami potevano essere generati da quelle radici… ed ebbi
modo di notare che tra la fiorente chioma di quell’ albero emergevano dei
robusti rami che qua e là lasciavano intravedere variopinti anelli, su cui
erano incise delle altre scritte: gioia, soddisfazione, benessere,
creatività, risolutezza, accettazione. Attratta dall’insolita circostanza,
girai intorno anche a quell’ albero e osservai che anche sul retro di quel
tronco era appesa una targa con una scritta latina che, tradotta,
significava: ALBERO DELL’AUTOREALIZZAZIONE.” Qual era il motivo per cui
alcune persone prendevano una direzione piuttosto che un’ altra? Erano
forse guidate da un arcano motivo? …o semplicemente il destino gli aveva
imposto la via? “Il destino? Tu credi nel destino?” - chiese Mister Who
interrompendola. “Non so che dire”- rispose Lilly Ber - “c’è chi, credendo
nel destino, nega l’esistenza di Dio, qualcun altro sostiene che sia Dio a
tenere le redini del destino, altri ancora sostengono che sia l’uomo
(‘faber fortunae suae’) a costruire il proprio destino… personalmente
condivido quest’ultima opinione, anche se ritengo che il “caso” abbia un
ruolo rilevante.” Mister Who rimase piacevolmente sorpreso dalle
riflessioni di Lilly Ber ma in lui rimaneva vivo l’interesse sull’
interpretazione che la giovane avrebbe attribuito ai due alberi e
all’enigmatica scacchiera.
Lilly Ber, intuendo il pensiero del suo del suo interlocutore, anticipò
l’attesa risposta: “L’esperienza nel parco di Meridiana fu importante per
me, perché mi indusse a riflettere a lungo sulla tipologia dei due alberi
e sulle scelte di vita delle persone. A volte le circostanze della vita
possono creare situazioni favorevoli o negative, ma la reazione dipende da
ciò che si trova nelle radici del carattere dell’individuo. Attraverso
l’amore, il perdono la fiducia, la gratitudine si può giungere ad
autorealizzarsi anche in circostanze avverse. Se nel profondo
dell’individuo prevalgono invece timori, insicurezze, sensi di colpa,
rancore, anche laddove il destino sorride, si arriverà solo al vuoto,
all’alienazione, alla noia, all’apatia. Notai soprattutto che alcune
persone si trovavano smarrite proprio al centro della grande scacchiera e
stentavano a trovare una loro collocazione a causa di un probabile
processo di maturazione o di un radicale cambiamento. L’enigma della
grande scacchiera produceva inaspettati effetti.
Visitai ancora per alcune ore quel meraviglioso parco, ma, fattasi sera,
cercai un piccolo albergo per passare la notte. Non sapendo come
orientarmi, chiesi informazioni ad un anziano signore il quale, seduto su
una panchina, osservava con un occhio lo scorrazzare del suo cane e con
l’altro leggeva il quotidiano locale. “Mi scusi buon uomo, siccome non
sono pratica di questa città, Lei mi potrebbe indicare una pensione o un
piccolo albergo non molto distante da qui?” L’anziano sollevò lentamente
il capo e guardandomi con occhi profondi mi osservò intensamente… per un
attimo esitò a rispondermi ma poi… con sorriso rassicurante mi indicò una
graziosa locanda dove per pochi soldi, si poteva pernottare egregiamente.
Anch’io osservai bene quel viso: la fronte alta , il naso alla greca, gli
occhi profondi e sapienti e la postura elegante… qualcosa non mi era
chiaro, ma ad un tratto un flash attraversò all’improvviso la mia mente e
riconobbi chi era: “Maestro Cattani!” esclamai con stupore, “Maestro Paolo
Cattani!” “Sono io.” - rispose l’anziano.- “Non si ricorda di me?” -
ribattei con incredulo entusiasmo. Il Maestro, chiuso il giornale, mi
fissò nuovamente ed esclamò: “Sì,…sì…ora ricordo… tu sei Lillina Ber, la
mia alunna preferita. I tuoi compagni ti chiamavano Lilly e… anch’io
qualche volta ti chiamavo così.-
Ora sarai sicuramente una Lady… Lady Lilly Ber, oh scusa se continuo a
darti del tu… ma così - disse sorridendo - evito di pensare a quanti anni
sono passati!.. Ma…che gradita sorpresa… senti… dimmi un po’: Come mai sei
capitata a Meridiana?”
“Caro Maestro, devo dirle che sono qui per caso, Meridiana è una tappa di
un viaggio improvvisato che però mi gratifica più di quanto pensassi ed
ora, con il suo inaspettato incontro, mi rende felice”. Con il Maestro
Cattani parlai a lungo della mia e della sua vita, ma siccome si era fatto
veramente tardi, dovetti salutarlo per recarmi in quella locanda che lo
stesso maestro mi aveva indicato. Stanca ed emozionata per l’intensa
giornata passata in quel incredibile parco, mi coricai, ma non potei
dormire subito perché mille ricordi affioravano alla mia memoria. Fu un
episodio che mi venne in mente con particolare piacere. - Un giorno,
mentre frequentavo la quinta classe elementare, Marco, un compagno di
classe un po’ vivace e abbastanza irrequieto, volle mettere in imbarazzo
il maestro Cattani. Marco stringeva in mano, nascondendolo, un
passerottino caduto dal nido che giaceva nel sottotetto della scuola,
radunò intorno a sé alcuni compagni, compresa me stessa, e disse: “Ora
andrò dal maestro e gli dirò: Ho in mano un passerotto: dimmi è vivo o è
morto? Se il maestro dirà che è morto, aprirò la mano e il passero volerà.
Se dirà che è vivo stringerò la mano e mostrerò il passerottino morto”. -
Andò dal maestro Cattani e gli fece la domanda: E’ vivo o è morto? Ma il
maestro, che era saggio e sapiente, lo guardò dritto negli occhi e
rispose: “Caro Marco, sarà come tu vorrai!” Marco, spiazzato da quella
inattesa risposta, aprì la mano e piangendo capì la crudeltà che lo aveva
sfiorato. La sensibilità del Maestro aveva calmato l’anima di quel
bambino”.
“Il giorno dopo, alzatami di buon’ora, ripresi il mio viaggio. Il pullman
in cui viaggiavo era carico di studenti e lavoratori diretti a Soraga,
noto centro commerciale famoso per la celebre Università e altrettanto
famoso per il celeberrimo museo d’ arte moderna, che raccoglieva
capolavori internazionali di primissimo livello. Fortuna volle che,
proprio in quei giorni, il museo ospitasse, in una grande ala
dell’edificio, una mostra itinerante di un ricco collezionista americano,
il quale possedeva la “crema” dei più grandi capolavori del Novecento.
Appassionata d’arte, non potevo certo perdere quell’importante occasione
e… decisi di fermarmi a Soraga. Visitai a lungo le immense sale di quello
splendido museo, osservando i fantastici capolavori che, prima e in parte,
avevo potuto ammirare solo in specializzati libri d’arte. Entrata nella
sala numero tre, quella dedicata ai surrealisti, rimasi particolarmente
colpita da un’opera che da sempre mi aveva affascinato e che in quel
momento era realmente lì, davanti a me: “Il persistere della memoria”,
magistrale capolavoro del mitico e geniale Salvador Dalì.
Mentre osservavo quel quadro, chiedendomi ripetutamente quale messaggio
trasmettessero gli orologi molli dell’opera, una voce lì accanto mi
sussurrò: “L’arte moderna non dà risposte ma… propone delle domande”. Ma…
chi ha parlato? mi chiesi, non avevo notato nessun’ altra persona in
quella sala fino a quel momento, - questa voce però io la conosco -
pensai. Mi girai e dietro di me un viso sorridente e da me conosciuto,
esclamò: “Lillina Ber, che gradita sorpresa! Ma… che ci fai tu qui?” Era
Tatiano Abusi, un artista multimediale, un caro amico di lunga data che
però non vedevo da alcuni anni. Tatiano si occupava da molti anni di arte
visiva, di musica e produceva video sperimentali di estremo interesse. In
quegli stessi giorni, anche lui si trovava a Soraga per esporre le sue
recenti opere presso un noto atelier situato a Kunsta, il cosiddetto
quartiere degli artisti. Visitammo insieme le altre sale del museo,
scambiandoci opinioni , chiarendo tipologie e analizzando il significato
storico e artistico di quell’ illuminato periodo dell’arte moderna.
Continuammo a visitare le sale fino alla chiusura del museo, non
accorgendoci nemmeno dell’orario, talmente erano affascinanti le
riflessioni che scaturivano davanti ad ogni opera d’arte. Usciti dal
museo, Tatiano dovette andarsene in fretta, poiché da lì a poche ore,
doveva presenziare alla vernissage della sua mostra personale. Ci
salutammo affettuosamente, promettendoci però di incontrarci molto presto.
Mister Who, sempre attento all’affascinante racconto di Lady Lilly Ber,
notava delle analogie con Tatiano Abusi nelle immagini che correvano lungo
le pareti di quel bianco e ovattato posto in cui avveniva il racconto dei
suoi viaggi, vedeva un continuo intrecciarsi di maschere, scacchiere,
crome musicali, e altre strane simbologie. Lilly Ber osservò anche lei lo
scorrere di quelle immagini e sentì riaffiorare altri ricordi, avvertì
percezioni e passaggi che però nella sua vita dovevano ancora avvenire. Fu
allora che Mister Who volle approfondire con lei alcuni temi esistenziali
suggeriti dalla sua esperienza artistica. Riprese a parlare dell’arte e di
come la comunicazione delle pulsioni profonde dell’artista arricchisca lo
spirito di chi osserva un’opera d’arte e lo induca a darsi delle risposte
sui perché e sul senso della vita. Lady Lilly Ber intervenne e aggiunse:
“Sono convinta che ogni forma d’arte sia veicolo di comunicazione: le arti
visive, il teatro e la musica aprono nuovi universi di sensazioni e nuovi
orizzonti di valori inaspettati.” “Già… la musica!” - aggiunse Mister Who
-” un grande veicolo di comunicazione… per me la massima espressione della
mente umana, la musica non conosce confini: non fa distinzioni di razze,
di sesso , di età”.
Lilly Ber ascoltò con estremo interesse le parole di Mister Who e,
assumendo un leggero sorriso sulle labbra, le venne in mente un episodio
accaduto durante un suo precedente viaggio nel Sud Europa e iniziò a
raccontare: ”Mi trovavo a Sidera , località marina nei pressi di Locri… e
un giorno, in un tardo pomeriggio del mese di luglio, mi trovai a
passeggiare lungo le rive che costeggiavano le splendide acque del mare
Mediterraneo. Il sole, ormai vicino all’orizzonte, dipingeva il mare con
tinte leggermente rossastre e diverse tonalità arancioni frastagliate da
venature turchesi: un intreccio di colori che ricordavano le famose tele
impressioniste di Claude Monet. Mentre osservavo in silenzio quel naturale
spettacolo, ad un tratto sentii il dolce suono di un pianoforte. Attratta
dal quell’ incantevole musica cercai di capire da dove provenisse e mi
accorsi che il suono proveniva da un piccolo anfiteatro che giaceva poco
più in là, verso l’entroterra, nascosto tra la fitta vegetazione. Tesi
l’orecchio e cercai di cogliere il senso di quella melodia. Incuriosita mi
incamminai, percorrendo un breve sentiero che, costeggiando una lieve
collina, portava dritto al luogo dove il pianista si stava esercitando. Mi
avvicinai lentamente, ma il rumore dei miei passi interruppe il dolce
suono. Il pianista si voltò e con un sorriso fece cenno che potevo
accostarmi allo strumento. Mi avvicinai e notai lo sguardo intenso di quel
misterioso pianista, mentre le sue mani affusolate, ma robuste,
riprendevano ad accarezzare i tasti di un bianco e maestoso pianoforte a
coda. “Mi sto esercitando”- disse l’artista - “questa sera, io con altri
musicisti terrò un concerto proprio qui, l’acustica è ottimale e, se
vuoi,… ritieniti pure invitata”. “Grazie!”- risposi- “verrò ad ascoltati
con piacere”. “Mentre ti ascoltavo con attenzione, notavo delle melodie
particolari… di che si tratta?” chiesi un po’ intimorita, non sapendo se
quel pianista fosse disposto a spiegare. “Vedi cara amica, oh… scusa! non
ricordo il tuo nome..,” “ Non lo puoi ricordare, non l’ho ancora detto! Mi
chiamo Lilly Ber”. “A volte…” - continuò il pianista - “… mi piace
sperimentare delle melodie usando solamente i tasti della scala diatonica,
un gioco interessante e difficile ma ovviamente limitato, considerate le
sole sette note,… altre volte mi piace allargare la gamma delle frequenze,
cioè sentire tutte le vibrazioni che consente questo meraviglioso
strumento e quindi uso l’intera scala cromatica, cioè i tasti bianchi
insieme ai tasti neri. Cara Lilly Ber, se vuoi la completezza, i tasti
bianchi vanno suonati insieme ai tasti neri,… solo in questo modo vi è una
completa armonia… e purtroppo” - continuò il pianista fissandomi negli
occhi - “noi umani dovremmo imparare dalla tastiera del pianoforte: questi
tasti, di avorio bianco e di ebano nero, stanno insieme in perfetta
armonia; perché noi no? ” “Ottima e originale riflessione! ” - disse
Mister Who - interrompendo il suo racconto. E intanto sulle pareti di quel
misterioso luogo bianco e ovattato, fasci di luce proiettavano lo scorrere
di un pentagramma musicale, dove l’intercalare delle note, ricordava una
celebre melodia di un noto cantautore anglosassone. Mister Who era
continuamente affascinato dalle esperienze che Lilly Ber riportava dai
suoi interessanti viaggi e quel misterioso luogo bianco e ovattato
sembrava sempre di più il posto ideale in cui si potevano interscambiare,
a volte quasi telepaticamente, esperienze comuni, ma vissute in
circostanze totalmente diverse. Mentre Mister Who e Lilly Ber dialogavano,
analizzavano, riflettevano, intuivano, sognavano, supponevano spaccati di
vita, tra loro emergevano molte affinità che li rendevano inconsciamente
simili. Tra i molti argomenti affrontati elaborarono teorie sulle diverse
priorità dell’essere umano.
Lady Lilly Ber raccontò allora di un esperimento a cui aveva casualmente
assistito qualche anno prima. “Fui invitata a partecipare ad un seminario
sui linguaggi artistico-espressivi che si teneva in un centro convegni a
pochi chilometri dal lago di Costanza. Durante una pausa, concessa durante
lo svolgimento del corso, passeggiando intorno all’edificio, ebbi modo di
gettare un’occhiata attraverso la finestra aperta di un’aula piena di
studenti. Sulla lavagna notai logaritmi, equazioni e altre complicate
operazioni matematiche: ne dedussi che si trattasse di un corso
specialistico per programmatori informatici. Stavo per andarmene, quando
mi accorsi che l’insegnante proponeva un curioso esperimento. Aveva preso
un grande recipiente di plastica trasparente e lo aveva riempito fino
all’orlo di palle da biliardo. Incuriosita tesi l’orecchio e colsi la
domanda che a quel punto pose ai suoi allievi. “Pensate che il recipiente
sia pieno o no?” Tutti risposero affermativamente. Allora il professore
prese delle biglie di vetro e le rovesciò nel recipiente, lasciando che
scivolassero negli interstizi tra una palla da biliardo e l’altra. Rinnovò
la domanda agli allievi: “ E ora pensate che il recipiente sia pieno o
no?” L’uditorio questa volta rimase in silenzio, cercando di intuire dove
volesse arrivare il professore, ma nessuno si azzardò a rispondere. Allora
l’insegnante aggiunse nel recipiente dei chicchi di riso che scivolavano
dappertutto e per la terza volta ripropose la domanda: “Il recipiente è
pieno o no?” Ma ancora nessuno rispose. A questo punto l’insegnante
rovesciò nel recipiente del sale e successivamente dell’acqua. Poi si
rivolse al suo pubblico e domandò: “ Che cosa ci dimostra questo
esperimento?” Dopo alcuni attimi di silenzio, uno studente azzardò: “Che
si può fare sempre di più di ciò che si crede!” Il professore scosse il
capo in segno di diniego e spiegò la morale da trarre. Se nella vita non
si mettono per primi gli elementi più ”grossi”, cioè più importanti, non
troveranno più collocazione tutti gli altri elementi più piccoli e
secondari. Quali sono per voi gli elementi più importanti, cioè le
priorità nella vita? La salute? Il lavoro? La famiglia? La casa? La
cultura? I sentimenti? Ogni studente rispose a suo modo, secondo le
personali inclinazioni.”
“Molto bene”- intervenne Mister Who - “imparare a distinguere le priorità
dunque è essenziale… ma… dimmi un po’: quali sono per te le priorità nella
vita ?”
Lilly Ber, avendo molto chiaro nella mente ciò che le stava a cuore, non
esitò nemmeno un attimo a rispondere: “L’amore in tutte le sue forme.
L’amore è dentro noi stessi e non sta nell’altro, siamo noi che lo
risvegliamo, ma perché ciò accada abbiamo bisogno dell’altro e tanto più
forte è l’amore, tanto più si è capaci di mostrare la propria fragilità.
Quando sentiamo che l’amore ci chiama è bene seguirlo, anche se le sue vie
sono dure e scoscese e quando le sue ali ci avvolgono affidiamoci a lui. ”
Il bianco e ovattato luogo in cui dialogavano serenamente Mister Who e
Lady Lilly Ber appariva ora come una soffice nuvola dalle sfumature
argentate , fasci di luce, sempre più intensa, proiettavano ai lati
suggestive immagini future, un indefinibile profumo penetrava i loro
corpi: un’ atmosfera magica e surreale sembrava annunciasse un evento
ancora sconosciuto.
Lilly Ber si alzò dal bianco divano posizionato in quel posto tutto bianco
e ovattato, fece qualche passo incerto e si vide riflessa in un grande
specchio: notò con estremo stupore che le sue sembianze erano simili a
quelle di Mister Who: la persona che aveva dialogato intensamente con lei
era l’altra parte di se stesa, il suo alter- ego.
Lady Lilly Ber si girò immediatamente verso quel grande dado bianco con su
scritto il numero tre, ma… misteriosamente Mister Who … non esisteva. |