PRESENTAZIONE
PREFAZIONE
INTRODUZIONE
GIBSON LES PAUL DELUXE

LA VALIGETTA MAGICA

RECENSIONE DI EUGEN GALASSO

 Era un tardo pomeriggio del mese di aprile: una giornata splendida che volgeva a tre quarti del suo percorso. Un’ insolita aria calda, ma leggermente ventilata, invitava ad uscire di casa per una piacevole passeggiata. Solitamente pigro, questa volta decisi di uscire di casa ad un’ora per me inusuale. Aprii il portone di casa, guardai a destra, a sinistra e poi ancora a destra e decisi per quella direzione. Il marciapiede era affollato di variopinte bancarelle che vendevano mercanzie di genere diverso. Persone di varia etnia, intente ai loro acquisti, diffondevano nell’aria un allegro e animato brusio che fungeva quasi da colonna sonora. La folla imponeva però un passo troppo lento e quindi optai per uno stretto vicolo che portava a Kunsta, il cosiddetto quartiere degli artisti

Era un vicolo che percorrevo di rado e quindi, incuriosito, m’incamminai volentieri osservando con interesse tutto ciò che via via incontravo. Notai una serie di piccole botteghe, tra le quali balzava all’occhio la buffa e bizzarra insegna di un vecchio calzolaio: “Ghe Pensi Mì”. “Bene!” - pensai - “trovare un calzolaio oggi non è facile, ormai è considerato un mestiere quasi in estinzione”. Un po’ più avanti un negozio di filatelia: numerosissimi francobolli di ogni nazionalità rendevano la vetrinetta un simpatico mosaico che, visto da distante, ricordava le opere del divisionismo storico del maestro Paul Signac. Un’antica fontanella a muro lasciava scorrere un sottile e tranquillo getto d’acqua e, come abituato da sempre alla vista di ogni fontana, anche quella volta non potei fare a meno di sorseggiare un goccio di quell’acqua: per me un rituale porta-fortuna. Mi chinai per bagnare le labbra e in quell’istante il mio sguardo cadde su una vetrina che era situata sul lato opposto del vicolo. “Un negozio di strumenti musicali? Non me ne ero mai accorto!” - pensai. Mi fermai ad osservare la vetrina: “ Una Les Paul deluxe!!! …Mitica! Di che anno sarà?” - pensai. Già… era la mitica Gibson Les Paul Deluxe, color oro. La mia curiosità era anche dovuta al fatto che io stesso ne possedevo un esemplare, datato 1969, della stessa marca e modello, acquistato molti anni prima e usato e poi custodito con estrema devozione. Attirato da quel prezioso e raro strumento, ormai da collezione, entrai nel negozio. Mentre ascoltavo con interesse la storia di quello strumento raccontata dall’esperto venditore, la voce di un cliente attirò la mia attenzione.

“Scusate…” - disse un giovane appena entrato nel negozio - “cerco la partitura di Ruby Tuesday (celeberrimo brano degli anni sessanta della coppia Jagger-Richards), ne avete per caso una copia disponibile?” Dal lato opposto del negozio una giovane e raffinata commessa dai capelli biondi, con passo elegante si avvicinò al cliente e, con un gentile sorriso sulle labbra, rispose: “Un momento, forse lei è fortunato, forse… forse una copia dovremmo averla” e, dicendo ciò, salì su una scala per avvicinarsi ad uno scaffale che stava in alto. In quel preciso istante mi girai e vidi la giovane donna mentre cercava la partitura. Il braccio verso l’alto e la postura della donna sollevavano leggermente la gonna, lasciando intravedere delle raffinate autoreggenti color testa di moro. Imbarazzato, ma piacevolmente sorpreso da quel seducente panorama, rigirai il capo verso il venditore, apprezzando però, dentro di me, il buon gusto della donna. “Vuole provare lo strumento?” - Mi chiese il negoziante richiamandomi all’attenzione del suo discorso. “Oh grazie” – risposi - “ma ne posseggo un modello uguale identico, conosco bene questa splendida chitarra americana; il suono morbido e squillante la rende inconfondibile, ma… devo confessarle che ero incuriosito soprattutto dal fatto che lo strumento fosse messo in vendita”. “Infatti non è in vendita” - ribattè il venditore - “l’esemplare è stato messo in vetrina solo per attirare l’attenzione di musicisti esigenti e poi…sarebbe difficile stabilirne il prezzo! Ma…, se le può interessare, in questo negozio proponiamo molte altre cose di buona qualità”. Lo ringraziai ancora promettendogli di far nuovamente visita al loro negozio e… me ne andai, incrociando però ancora per un intenso attimo il bel viso di quella commessa: un viso dolce e armonico che ricordava i canoni della bellezza aurea.

Circa una settimana dopo, con alcuni amici, decidemmo di incontrarci per discutere di un progetto musicale. “Conosco un pub ad alcuni isolati da qui dove possiamo mangiare qualcosa e, se ci va bene, ascoltare un buon gruppo musicale. Vi va l’idea?” - disse Andrea, il più giovane del gruppo. Tutti d’accordo, fissammo l’orario per la sera. Il locale era accogliente, la gente che arrivava occupava per primi i tavoli a ridosso del piccolo palco dove, poco più tardi, si sarebbe esibito un gruppo. Incuriosito chiesi agli altri se sapessero di che gruppo si trattasse. Arturo, come sempre il più informato di tutti sugli avvenimenti mondani, rispose: “Sono le Blue Girls, un gruppo di sole ragazze, questa è la terza ed ultima serata che si esibiscono in questo locale, …suonano del jazz-rock… niente male! E… non solo musicalmente!” Alle 22.00 esatte uno spot illuminò il piccolo palco e cinque ragazze iniziarono a suonare.

L’ottima musica e l’affiatamento del gruppo attirarono ulteriormente la mia attenzione: mi avvicinai al palco e con estremo stupore mi accorsi che la pianista era proprio la bella commessa di quel negozio di strumenti musicali. “Che sorpresa!” - pensai - “non solo carina, ma anche un’ottima musicista!” La pianista, intenta in un virtuoso assolo, ad un certo punto sollevò il capo e si accorse di me e con un leggero sorriso mi salutò garbatamente. Anch’io alzai la mano e la salutai. I clienti del pub, entusiasti dell’ottima musica, applaudivano le brave musiciste, il clima era davvero piacevole e, alla prima pausa del gruppo, ne approfittai per complimentarmi con la pianista. “Bravissima!!!” - dissi - “non solo una bella e gentile commessa ma anche un’ottima pianista!” “Anch’io mi ricordo di te”- disse la donna.” “Brava davvero!”- continuai - Posso chiedere il tuo nome?” “Mi chiamo Laura” rispose la pianista . “Piacere, io sono Tatiano. Rinnovo ancora i complimenti, ma sento che la tua preparazione musicale è di alto livello, dove hai studiato?” - chiesi con ammirazione. “Mi sono diplomata in pianoforte al conservatorio di Bologna e da alcuni anni, tra le varie cose, suono con questo gruppo per arrotondare, ma anche perché mi diverto molto, …il mio sogno però... è dedicarmi completamente alla musica.” Scambiammo ancora qualche parola, ma il breve discorso fu interrotto, perché la pausa era finita ed il gruppo doveva riprendere a suonare. Tornai al mio tavolo dove, con gli altri amici continuammo ad apprezzare le qualità di quel gruppo. La serata era davvero piacevole, ma si era fatto veramente tardi e così decidemmo di lasciare il locale. Tornato a casa, stanco e un po’ frastornato, mi coricai e, fra le tante idee e proposte che mi tornavano alla mente, ripensai anche a quella giovane donna. Ciò che mi aveva colpito, per quello che avevo potuto conoscere di lei, erano lo stile, l’eleganza, il talento musicale e soprattutto… la spiccata femminilità: una rarità.

Passarono ancora alcune settimane e un giorno… decisi di recami in un grande magazzino, luogo che, per il gran caos, non amo solitamente frequentare, ma comunque luogo che ritengo utile perché, in un’unica superficie e “forse” in poco tempo, si trova tutto quello che ti può interessare: un compromesso per me a malapena sopportabile. Scale mobili, a destra e a sinistra, trasportavano velocemente e in tutte le direzioni clienti, che apparivano una specie di automi indirizzati all’acquisto. Altoparlanti, posizionati ovunque, annunciavano in continuazione offerte e promozioni. Il frastuono mi spingeva a far presto gli acquisti, per uscire il ‘prima’ possibile. Raggiunto il terzo piano del maxi-store, quello dell’abbigliamento, mi avvicinai ad un venditore di area per chiedere se vendevano boxer anatomici. “Certo signore” - disse il commesso - “li può trovare in fondo alla corsia di destra. Ne possediamo un vasto assortimento di marche in diversi colori e tonalità.” Avvicinandomi allo scaffale, passai di fianco ai camerini di prova e casualmente lo sguardo cadde sulla cabina numero tre. La tenda, pur essendo tirata, nella parte bassa e leggermente di lato, lasciava intravedere due splendide gambe, che indossavano delle calze color testa di moro. Un piede scalzo ben proporzionato poggiava a terra, l’altro infilava qualcosa di non ben definito. “Cosa indosserà?” - pensai per un attimo. La mia curiosità si esaurì quando, nel bel mezzo della corsia, passò un carrello colmo di acquisti che, ostruendo completamente la visuale, mise fine alle mie supposizioni. Ma non trascorse nemmeno un minuto che, come per incanto, la cabina tre si aprì. Con estremo stupore notai che la persona, di cui prima si vedevano solo le gambe, era la pianista. “Che sorpresa!” - esclamai avvicinandomi. Anche Laura si accorse di me e, rallentando il passo fino a fermarsi, mi salutò. “Ciao” - disse la donna - “eh… sì! Il mondo è proprio piccolo e, se non sbaglio, … questa è la terza volta che ci incontriamo in un così breve periodo!” “Già! E’ vero!” - risposi - “Sarebbe ora che bevessimo qualcosa insieme! Qui al primo piano c’è un punto di ristoro. Ti andrebbe di bere una cosa?” “Volentieri.” - rispose Laura. Mentre scendevamo la scala che portava al primo piano, osservai i movimenti della donna: un portamento davvero particolare… di classe. I movimenti sciolti e armonici ricordavano le movenze delle famose ballerine di Edgar Degas. Arrivati al bar ci sedemmo e, sorseggiando un tè alla menta, scambiammo alcune battute riguardo alla sua attività artistica. Laura era una donna decisamente di classe, si muoveva con classe, accavallava le gambe con garbo e stile. La gonna aderente lasciava leggermente intravedere il pizzo delle sue calze. Laura si accorse dove era indirizzato il mio sguardo e, guardandomi dritto negli occhi, accennò ad un leggero ed ambiguo sorriso. “Praticamente… non so nulla di te” - disse Laura - “so che ti occupi di musica… ma… raccontami un po’ della tua vita”. “Sì, è vero, mi occupo da molti anni di musica, compongo brani musicali e anch’io mi diverto suonando in un gruppo rock” - risposi - “ma la mia attività principale la svolgo in uno studio grafico: sono un disegnatore.” “Interessante!” - esclamò Laura- “allora… abbiamo delle analogie in comune, anch’io amo l’arte. Ho frequentato un istituto d’arte e, in particolar modo, ho studiato con interesse il periodo dell’arte moderna: una fonte inesauribile di emozioni e messaggi!” Il discorso, estremamente interessante, proseguì per oltre un’ora, non accorgendoci nemmeno che eravamo seduti su due scomodi sgabelli di un bar di un grande magazzino. “Ok, …è stata veramente una conversazione piacevole” - disse Laura - “ma… devi scusarmi, ora devo proprio scappare.” Ci salutammo cordialmente, non sapendo se ci saremmo ancora incontrati. Tutto era lasciato puramente al caso. “La rivedrò ancora?” - pensai - ma non feci nulla perché ciò avvenisse premeditatamente: infatti non conoscevo né il suo cognome né il suo numero di telefono e tanto meno dove abitasse. Tornato a casa, ripensai ancora a quella donna: lo ammetto, mi aveva affascinato. Il mosaico delle informazioni si era ulteriormente arricchito di un importante tassello: Laura era una donna colta e intelligente.

L’estate era ormai alle porte, le giornate si allungavano progressivamente. Il clima mite favoriva la vegetazione urbana che, rifiorita, rendeva le strade più a dimensione umana. La gente iniziava ad indossare abiti più leggeri. Dalla mia finestra mi piaceva osservare il movimento delle persone che a passi disuguali si incrociavano a velocità diverse. Uno squillo di telefono interruppe le mie osservazioni: era mio fratello Giorgio il quale mi ricordava una scadenza contrattuale. Indossata al più presto una comoda maglietta, scesi velocemente le scale, per raggiungere in tempo l’ufficio dove sbrigare la pratica. Uscito dall’ufficio e non avendo altro da fare, lentamente mi incamminai di ritorno verso casa e, girato un angolo che portava in viale Palermo, notai, con estremo stupore, che proprio davanti a me camminava nella mia stessa direzione Laura. “Un’altra strana coincidenza” - pensai. La donna, come sempre elegante, mi precedeva con passo svelto e deciso; non volli raggiungerla ma lasciai tutto al caso. Laura continuava a camminare nella mia stessa direzione e questo mi incuriosì molto. Arrivata davanti al civico 63 Laura si fermò, infilò la mano nella borsetta, frugò per qualche istante ed estrasse le chiavi di casa. “Incredibile! Non ci posso credere!” - pensai - “Quello era il portone d’ingresso dello stesso stabile in cui abitavo anch’io!” “Fatti pochi passi, inevitabilmente la raggiunsi! “Ciao, ma che gradita sorpresa!” - esclamai - “Ma… che ci fai tu qui?” - chiesi nuovamente stupito. “Io abito qui” - rispose la donna - “Abito al numero 63, scala B” e dicendo questo indicò la targhetta posta sulla tastiera dei campanelli. “Anch’io abito qui, al numero 63, scala A.” - dissi - “ Quindi… quindi siamo condomini dello stesso stabile senza neanche saperlo” “Ah, ah, ah…” - dopo esserci guardati in faccia stupiti ed increduli, scoppiammo entrambi in una fragorosa risata. “Allora… allora questa sera, ti posso invitare per un caffè a casa mia?” - dissi spontaneamente e senza pensare di apparire invadente. Laura si fermò, mi osservò, mi fissò dritto negli occhi cercando di intuire le mie intenzioni. Un attimo di pausa ed una leggera titubanza precedettero la sua risposta: “Va bene, accetto volentieri. Ti va bene alle… ore nove?” “Ok, alle nove da me!”- risposi - “scala A, decimo piano, interno 20!”

L’inatteso appuntamento mi colse impreparato, rientrai subito a casa cercando di riordinare alla svelta l’appartamento per renderlo più accogliente. Data l’ora tarda, guardai a destra e a manca se in casa avessi qualcosa da offrire e per fortuna avevo ancora dell’ottimo liquore britannico e… degli stuzzichevoli cioccolatini di Perugia.

Alle nove in punto, il campanello fece uno squillo. Aprii e vidi Laura ferma sull’uscio di casa che teneva tra le mani una piccola valigetta. “Ciao, ben arrivata” - dissi - entra… accomodati pure” “Grazie… ma… come è carino qui, … davvero accogliente” - rispose la donna - “Oh, figurati” - ribattei - “qui da me c’è sempre un mix tra ordine e caos” “ Bene, il caos ordinato mi è sempre piaciuto” - disse Laura - “caos uguale fantasia, ordine uguale organizzazione: un mix esplosivo di creatività… ottimo direi!”

Laura indossava una maglietta molto attillata. Un paio di jeans aderenti sottolineavano le splendide forme del suo corpo. Un paio di scarpe scamosciate a tacco medio lasciavano intravedere il colore delle calze che indossava, mentre un delicato foulard leopardato le dava quell’ inconfondibile tocco di classe.

Prima di sedersi Laura, roteando lentamente il capo, osservò l’ambiente che la circondava. “Posso curiosare?” - disse la donna. Osservò molto attentamente i quadri ad olio e gli acrilici appesi alle pareti: analizzava, commentava, chiedeva. Erano alcuni miei quadri d’impostazione metafisico-surreale, ma le tonalità delle tele alludevano a chiari riflessi espressionistici. Li avevo dipinti molti anni prima e poi, dopo averli utilizzati per alcune esposizioni, li custodivo con affetto, come fossero creature partorite dalla mia mente.

Laura si sedette e, sollevando leggermente le sopracciglia, aprì la valigetta che teneva con sé. “Ho pensato di farti ascoltare in anteprima alcuni brani che ho registrato qualche mese fa in uno studio di Monaco. Ti va? - disse Laura - “Volentieri” - risposi. Infilato il CD, lo stereo iniziò a diffondere musica rock-jazz- funky intervallata da ritmate percussioni afro-cubane. La musica era avvincente e, dopo alcune battute, Laura si alzò in piedi e togliendosi le scarpe iniziò istintivamente a ballare: le sue movenze erano perfettamente sincronizzate con le scansioni ritmiche che si facevano sempre più vibranti. Laura iniziò a ballare volgendomi le spalle e, inevitabilmente, scuotendo l’armonico ed eccitante fondoschiena. L’atmosfera, diventata elettrizzante, rendeva il clima sempre più erotico…

Confesso che era difficile rimanere seduto e impassibile a guardare quello splendido corpo che si muoveva in maniera estremamente sensuale… Laura allungò la mano invitandomi a ballare con lei. Mi alzai e anch’io iniziai a muovermi, seguendo il ritmo incalzante della musica. Il suo corpo sfiorava il mio. Il profumo della sua pelle diffuso nell’aria appariva come un’essenza magica. Il ballo diventava sempre più un intrigante gioco. Laura sorrideva divertita e, ormai accaldata e coinvolta nella danza, guardandomi dritto in faccia si sfilò la maglietta senza perdere un solo passo dell’ormai sfrenato ballo. Un magnifico seno, avvolto da uno stuzzichevole Wonderbra in pizzo color testa di moro, ondeggiava imperiale davanti a me. Laura si avvicinò ulteriormente, il suo seno sfiorava il mio corpo, le sue labbra ormai a pochi centimetri dalle mie pulsavano passione. Laura mi invitò a chiudere gli occhi. Li chiusi, una morbida lingua si infilò nella mia bocca. Ci abbracciammo energicamente e, mentre i due corpi si amalgamavano, scivolammo lentamente sul divano. Facemmo l’amore intensamente tutta la notte, coinvolti da una istintiva e naturale passione.
La mattina, un raggio di sole illuminò il mio letto. Allungai un braccio per toccare Laura, mi girai… alzai il lenzuolo… ma la donna non c’era più.

Ancora oggi mi chiedo se quella donna esisteva o era solo un sogno.