Il signor Ermanno tutti i giorni lavava la sua Cinquecento blu. Io lo osservavo casualmente dalla finestra della cucina che dava sul cortile interno dove proprio lì, nello stesso posto, Ermanno ogni giorno curava con religiosa attenzione la sua luccicante vettura. Lo vedevo uscire dal portone di casa armato di secchio riempito d'acqua, flacone di shampoo, alcuni detergenti, spazzole e diverse pelli di daino color senape, insomma tutto l' indispensabile o il giusto "nécessaire" da far invidia ai più dotati Car Wash. Prima di iniziare il suo rito quotidiano, si fermava ad ammirare la sua adorata vettura a circa un paio di metri di distanza. La osservava con attenzione cercando di individuare quale fosse il lato dell'automobile in cui avrebbe dato inizio alla pulitura. Qualche volta Ermanno era coadiuvato dalla moglie Anna, la quale si prodigava a portare altri secchi di acqua per il prelavaggio, il lavaggio e infine il risciacquo. Tutta l'operazione durava circa un'ora e, alla fine del meticoloso operato, Ermanno era veramente soddisfatto. La sua automobile risultava sempre impeccabilmente brillante come fosse nuova. La macchina, lunga meno di tre metri e larga poco più di centotrenta centimetri, era sempre parcheggiata nello stesso posto del cortile, ben visibile dal legittimo proprietario, in modo che la si potesse sorvegliare in qualsiasi momento, giorno e notte, dalla finestra di casa proprio del signor Ermanno. La Cinquecento blu era la sua conquista sociale, un trofeo guadagnato con fatica dopo oculati risparmi, uno status symbol da esibire con orgoglio.
Nei giorni festivi, Ermanno solitamente partiva per una gita fuori città. Un itinerario che solitamente prevedeva un tranquillo picnic, un breve riposino, con un occhio sempre attento alla sua vettura, e poi il rientro in città con il piacere di guidare con soddisfazione la sua adorata automobile fino alla propria abitazione, cercando come sempre il solito parcheggio proprio sotto casa.
Fu proprio durante una di quelle gite che accadde qualcosa di insolito. Era una giornata calda. Ermanno ed Anna, dopo il rituale picnic, anziché il solito riposino pomeridiano, cercarono un sentiero ombreggiato per una tranquilla passeggiata. Un leggero vento di tarda primavera invitava i due consorti ad un piacevole dialogo costellato di ricordi della loro gioventù, di come e quando si erano conosciuti, delle difficoltà affrontate e poi superate, dei loro sacrifici per mettere su casa e dei futuri progetti possibili per le loro capacità economiche. Tornati nel luogo dove avevano parcheggiato e avvicinandosi alla loro macchina, Ermanno notò subito qualcosa di strano. Aggrottò le sopracciglia puntando gli occhi prima su un lato e poi sull'altro della sua Cinquecento blu. "Noooo, noooo !" gridò ripetutamente Ermanno infilandosi le mani tra i capelli. "Che succede?" - chiese Anna assai meravigliata da quell'urlo prolungato. "Ma...non vedi? Non vedi?" - continuò Ermanno portandosi le mani ai fianchi - "mancano gli specchietti retrovisori della macchina, mancano tutt' e due gli specchietti, qualcuno li ha rubati! "
Mentre i due consorti si chiedevano come e in che momento poteva essere avvenuto il furto, Ermanno notò dietro una siepe prima un'ombra e poi qualcuno che iniziò a fuggire. " Ehi, ehi fermati, fermati!" - urlò Ermanno e, intuendo che quello potesse essere il ladro, iniziò ad inseguirlo, ma il ladro, probabilmente più giovane e più veloce di lui, riuscì a scappare. Ermanno, suo malgrado, rinunciando all'inseguimento si fermò e si accorse che il ladro durante la sua fuga aveva perso qualcosa. Fatti ancora alcuni passi, vide per terra, seminascosto tra alcuni ciuffi d'erba, un piccolo borsellino di pelle nera con una zip dorata. Ermanno estremamente incuriosito subito si chinò e lo raccolse guardando in avanti per capire se il "fuggiasco" si fosse accorto di ciò che aveva perso. Aprì la zip del borsellino e con stupore vide alcuni oggetti: una chiave, un accendino Dupont placcato oro e un piccolo panno in microfibra per la pulizia degli occhiali. Osservato meglio il borsellino, si accorse che su un lato era situata una piccola taschina. Sentita al tatto una lieve sporgenza, infilò le dita e accavallando indice e medio estrasse un triangolino di plastica a forma di cuore con sopra incisa la scritta "Fender": era un plettro per chitarra. Esterrefatto ed amareggiato per quanto accaduto, oltre che stanco per il mancato ed inutile inseguimento, Ermanno ritornò al parcheggio dove lo attendeva in ansia la moglie Anna. "Guarda cosa ha perso quel ladro" - disse Ermanno chinando il capo mentre le mostrava il borsellino e quanto contenuto nel suo interno. Il viaggio di rientro verso la loro abitazione fu caratterizzato da un lungo silenzio amareggiato, ma contemplativo, ognuno di loro pensava chi potesse essere quel ladro che aveva danneggiato la loro cara vettura.
Passarono alcuni giorni, ma, anche se Ermanno nel frattempo aveva tempestivamente provveduto a risistemare la sua automobile con dei nuovi specchietti retrovisori, nelle menti dei due coniugi una voce continuava a chiedersi chi poteva essere l'autore dell'odioso furto.
Solitamente la moglie Anna si recava per la spesa quotidiana in un supermarket che distava poche decine di metri dalla loro abitazione. Un giorno mentre Anna era in fila, in attesa di pagare alla cassa del negozio, sentì una voce proveniente da dietro che diceva: "All'amministratore del condominio è stata fatta richiesta di una copia della chiave per l'uso dell' ascensore". Subito Anna si voltò ma non vide chi aveva parlato e di riflesso pensò immediatamente alla chiave che suo marito aveva trovato nel borsello perso dal misterioso ladro. "Bene" - pensò Anna - "un bell' indizio o una strana coincidenza?" ma non avendo capito di quale condominio si trattasse, non avrebbe potuto vedere se la chiave che era stata "persa" fosse effettivamente quella trovata nel borsello. Le case che circondavano la abitazione di Ermanno erano diverse ed ognuna aveva un proprio amministratore facente anche da caposcala, una sorta di factotum, il quale provvedeva alle richieste o ai bisogni dei singoli condòmini. Ermanno cercò allora di indagare, ma non venne a conoscenza di elementi sufficienti per capirne di più. Rimasto incuriosito dalla voce che aveva udito la moglie Anna al supermarket, Ermanno cercò di verificare lui stesso se la chiave trovata nel borsello del ladro fosse proprio la chiave che poteva aprire la porta d'ingresso di uno degli ascensori. Con pazienza e cercando di non farsi troppo notare dagli inquilini dei rispettivi palazzi, Ermanno provò in tutte le serrature degli ascensori del vicinato, ma la chiave non entrava in nessuna di esse. "Mah, chissà!" - pensò - "Forse la chiave non riguarda la porta degli ascensori, potrebbe anche essere la chiave di un appartamento e ovviamente, in questo caso, non è possibile provare la chiave su ogni appartamento: si potrebbe essere accusati di un involontario reato". Così Ermanno ragionevolmente desistette dall’indagine attraverso la pista della chiave. Anche Anna ne convenne e la loro attenzione nella ricerca del misterioso "ruba-specchietti" si orientò in altre direzioni.
Tra le molteplici attività commerciali che servivano il popoloso quartiere, uno degli esercizi più frequentati era una rinomata rivendita di tabacchi. Il negozio, dotato di un'ampia e antica licenza commerciale, era fornitissimo: dai tabacchi ai giornali quotidiani, settimanali e mensili, dalle cartoline postali ai francobolli, dai profumi ai raffinati dopobarba, dagli articoli da regalo alle più ricercate creme idratanti per la cosmesi maschile, dalle pipe da collezione ai vari modelli di accendini a gas. La rivendita era anche un involontario luogo di aggregazione in cui molti cittadini della zona si scambiavano opinioni o le classiche quattro chiacchiere di quartiere. Anche Ermanno era un cliente abituale, frequentava la rivendita solo per l'acquisto dei giornali e, poiché non era un fumatore, non aveva mai fatto caso all'esposizione di accendini che si trovava proprio lì, di fianco allo scaffale delle sigarette. Un giorno, dopo l'acquisto del solito giornale, mentre attendeva il resto della somma data al tabaccaio, la sua attenzione cadde proprio sull'esposizione di accendini a gas. "Guarda, guarda!" - pensò -"Che fornita collezione di accendini!". "Posso guardare meglio?"- chiese Ermanno rivolgendosi al venditore. "Certamente, prego, se vuole qualche informazione sulla qualità degli accendini, me lo dica" - rispose gentilmente il venditore e continuò: "Ha per caso iniziato a fumare?" "No, no... sono solo incuriosito da quell'accendino situato lì sul secondo ripiano lì, nel mezzo, quello cromato oro... di che marca è?" - chiese Ermanno. "Ma allora Lei è un intenditore" - rispose sorridendo il tabaccaio - "Quello è un Dupont, un accendino pregiato, un Dupont Montparnasse linea Memorial Lighter Punta di Diamante, diciamo che è il principe degli accendini e non tutte le tabaccherie lo vendono... anche perché è piuttosto costoso e purtroppo qualche mese fa me ne hanno rubato uno". Ermanno, sentito l'episodio raccontato dal tabaccaio, rimase sbalordito e senza parole. Nella sua mente collegò immediatamente il ritrovamento di un accendino simile dopo il furto subìto degli specchietti della sua Cinquecento blu. "Incredibile! probabilmente un cleptomane seriale che abita da queste parti" - disse Ermanno cercando di consolare il negoziante. "Lei ha qualche idea di chi potrebbe essere l'autore dei furti?"- azzardò Ermanno. Il venditore, alzati gli occhi verso l'alto e storcendo leggermente le labbra, iniziò a ruotare lentamente il capo a destra e sinistra, sottolineando la sua perplessità sull'autore di una serie di furti avvenuti anche in altri negozi dello stesso quartiere. Allora Ermanno iniziò a raccontare il fatto degli specchietti retrovisori rubati dalla sua auto, ma il dialogo si interruppe quasi subito quando nella tabaccheria entrarono altri clienti. Ermanno salutò e fissando con occhi attenti ancora una volta lo scaffale degli accendini, uscì in fretta dal negozio. Arrivato finalmente a casa, Ermanno si precipitò immediatamente a riguardare il contenuto del borsellino appartenuto al misterioso ladro. L'accendino Dupont, proprio uguale a quelli esposti sullo scaffale della tabaccheria, aumentò notevolmente le perplessità della coppia che cercava di capire se poteva esserci un nesso fra i probabili indizi di cui erano venuti a conoscenza.
Passò ancora qualche giorno e ad Ermanno venne in mente che doveva ancora ritirare gli occhiali da vista ordinati dall'ottico, che era situato nella via accanto alla abitazione dei due coniugi. Il dott. Morris, l'ottico dello studio Due per Due, era una persona molto attenta e precisa, tanto che aveva l'abitudine di tenere un registro sul quale elencava tutti i clienti che ordinavano occhiali oppure i clienti che semplicemente acquistavano accessori per la vista, come custodie portaocchiali, binocoli, cordini per appendere gli occhiali al collo, speciali spray antiappannanti e altro materiale dello stesso genere. La mattina seguente Ermanno si recò dall'ottico per ritirare gli occhiali. "Perfetta, la montatura degli occhiali è perfetta e leggera" - disse Ermanno - "mi dia anche una custodia robusta e uno spray per le lenti". Il dott. Morris infilò il materiale in un sacchettino e consegnò quanto gli era stato ordinato. Ermanno pagò, ma quando stava per uscire dal negozio l'ottico lo chiamò. "Signor Ermanno, un momento prego, dimenticavo di darle in dotazione un panno speciale, è un panno in microfibra di ottima qualità che teniamo solo noi in esclusiva, vedrà che Le sarà molto utile". Ermanno ringraziò compiaciuto e salutò cordialmente il gentile ottico avviandosi all'uscita.
Solitamente la sera, dopo aver aiutato la moglie a sbrigare le faccende domestiche, Ermanno era abituato a coricarsi su una comoda poltrona posizionata davanti alla finestra, la consueta postazione che gli permetteva di vedere, o meglio tenere sott'occhio, la sua cara automobile. A volte leggeva un libro o qualche rivista automobilistica e, dato che da poco aveva superato gli "anta", iniziò ad adoperare i nuovi occhiali recentemente acquistati. Infilò le nuove lenti. Poco dopo gli venne in mente di adoperare quel nuovo panno in microfibra datogli dall'ottico. La moglie Anna gli allungò il panno che era rimasto nella custodia e con meraviglia si accorse che vi era stampato un logo: un’aquila dorata su fondo blu. "Guarda guarda"- disse Anna rivolgendosi al marito" - questo logo l'ho già visto!" Ermanno incuriosito subito volle vedere se era simile al panno in microfibra trovato nel borsello del ladro. "Sì, è uguale " - disse Ermanno - " l'ottico mi ha assicurato che questo panno speciale lo vendono solo loro in esclusiva". Un altro elemento di strana coincidenza volteggiava nella mente dei due coniugi.
Passarono ancora alcuni giorni, l'estate stava avanzando e nelle case circostanti l'abitazione di Ermanno molta gente ormai teneva le finestre aperte, sui balconi con tende da sole abbassate abbondavano variopinti vasi di fiori. Un giorno mentre Ermanno stava lavando la sua vettura, sentì un suono che probabilmente proveniva dall'interno di una casa molto vicina che distava solamente un paio di decine di metri. Ascoltò meglio e si accorse che il suono era prodotto da una chitarra acustica. Cerco di individuare bene da dove provenisse il suono e, orientando bene le orecchie, si accorse che veniva da un appartamento situato al terzo piano della casa proprio di fronte alla sua. Ad Ermanno subito venne in mente il plettro di chitarra che aveva trovato nel borsello. Un'altra strana coincidenza che lo insospettì ulteriormente. Incuriosito da questa nuova circostanza, decise di scoprire chi abitasse in quell'appartamento. Fece il giro del palazzo andando verso il portone d'ingresso e guardò l'etichetta dei campanelli per cercare di risalire al nome dell'inquilino del terzo piano. Vide che vi abitava la famiglia Sgambelluri, trasferitasi lì da alcuni mesi, e composta dal padre e dal figlio Marco, un adolescente di circa sedici anni.
Un giorno Ermanno, andando alla solita tabaccheria per comprare il giornale, incontrò casualmente il signor Sgambelluri e, sebbene non lo conoscesse personalmente, si complimentò con lui per i begli arpeggi di chitarra che sentiva dalla sua abitazione. "Mi scusi, vorrei farLe i miei complimenti, Lei suona la chitarra classica?" - chiese gentilmente Ermanno - "Sì, mi diletto a comporre e a suonare dei brani musicali" rispose meravigliato il signor Sgambelluri. "Spero di non dare fastidio agli inquilini del palazzo" - aggiunse "ma...anche Lei è amante della musica classica?" "Sì, diciamo che mi piace la buona musica" - rispose Ermanno. "Bene" - rispose il signor Sgambelluri - "Sono un insegnante di musica presso il conservatorio musicale, insegno chitarra classica...mio figlio invece" - continuò - "ama la musica rock, quella chiassosa, lui suona la chitarra elettrica in un gruppo. E’ un tipo un po' ribelle e purtroppo, da quando è morta sua madre, ha dei comportamenti strani, a volte incomprensibili, sembra arrabbiato con il mondo, a volte non so proprio come comportarmi con lui...purtroppo la gioventù di oggi a volte è imprevedibile." Sebbene Ermanno e il signor Sgambelluri si conoscessero appena, parlarono a lungo e tra i due nacque una reciproca simpatia. Così tra le varie cose raccontate, Ermanno riferì del recente furto subìto. L’insegnante di musica, sentito quanto accaduto ad Ermanno, si meravigliò non poco, portò la mano alla fronte emettendo un sospiro inquietante ed ebbe subito un sospetto su chi potesse essere stato l'autore del furto degli specchietti retrovisori. I due si salutarono cordialmente e, promettendosi che al prossimo loro incontro avrebbero bevuto un caffè insieme, proseguirono per la loro strada. Il signor Sgambelluri, arrivato a casa, ripensò a quanto riferito da Ermanno. Rimanendo un po’ turbato ma, non volendo credere a quello che aveva immaginato, dopo aver sbrigato alcune faccende domestiche, decise di distrarsi prendendo alcune partiture per suonare i suoi brani preferiti. Accordò la sua inseparabile chitarra, cercò nel cassetto della sua scrivania alcune partiture e le adagiò sul leggìo. Improvvisamente una forte corrente d'aria sparpagliò le partiture: le afferrò e, guardando nella direzione da cui proveniva la corrente d’aria, si accorse che era dalla camera di suo figlio. Allora si alzò per andare a chiudere la porta, afferrò la maniglia e mentre stava per chiudere la porta, intravide all'interno della camera degli strani oggetti. Incuriosito, si infilò nella stanza dove solitamente non entrava perché, da buon padre, voleva rispettare la privacy del figlio. Ma questa volta, approfittando della sua assenza, e per rendersi effettivamente conto della situazione e dei comportamenti di Marco, guardò con attenzione all'interno della camera. Il caos era predominante: le pareti addobbate di strani poster, un paio di chitarre elettriche, un amplificatore da studio, una ruota di bicicletta, un modellino di moto d’epoca, un paio di zaini, diversi occhiali da sole, dei pacchetti di sigarette, un porta-audiocassette, uno scaffale stracolmo di dischi e un manichino meccanico automatizzato molto simile alle opere dell'inventore francese Jaques De Vaucanson. Non potendo credere ai suoi occhi e non capendo l' accostamento di oggetti così diversi, alzando lo sguardo, sopra un armadio vide situato un grande scatolone. Incuriosito volle vedere cosa contenesse. Salì su una sedia e afferrò il pesante scatolone. "Ma...cosa conterrà?" - pensò mentre lo adagiava a fatica sul tavolo della scrivania. Tolto con cura il nastro adesivo telato che lo sigillava quasi ermeticamente, lo aprì. Iniziò a smuovere lentamente e con stupore gli strani oggetti contenuti e nel fondo della scatola apparvero due specchietti retrovisori. "Nooo...! Non ci posso credere!" - urlò il padre affranto - "Mio figlio è un ladro!" Non sapendo cosa fare, richiuse lo scatolone e lo rimise esattamente nella posizione in cui l'aveva trovato. Avvilito e amareggiato tornò nella propria camera lasciandosi cadere nella sua abituale poltrona. Iniziò a chiedersi il perché, per quale motivo suo figlio, a cui non faceva mancare niente, potesse andare a rubare. Si chiese se avesse fallito come padre, se non fosse stato in grado di comprendere le difficoltà sociali del proprio figlio, se fosse un padre che non dimostrava affetto, o se la causa del suo comportamento fosse dovuta a qualche cattiva amicizia. Domande a cui non sapeva dare una risposta ma che continuavano a girargli per la testa. Con estrema tensione e impazienza, attese il rientro del figlio. Dopo alcune ore Marco rientrò a casa e, come se nulla fosse accaduto, si orientò subito nella sua camera. "Marco, un momento! Devo parlarti" - disse il padre con tono severo - "Che c'è?"- rispose Marco - "Non hai niente da dirmi?" - continuò il padre fissandolo negli occhi - "Cosa vuoi che ti dica?" - ribatté Marco sgarbato - "Siediti e guardami bene in faccia. Oggi sono entrato casualmente nella tua camera e ho visto quello che non avrei mai voluto vedere" - "Cioè, cosa hai visto?" - ribatté Marco confuso e disorientato. - "Ho visto molti oggetti strani di cui non ho bene capito la provenienza, ma nello scatolone sopra l'armadio ho visto anche due specchietti retrovisori che so da dove provengono. Il signor Ermanno è una persona onesta ed è quel signore che abita qui di fronte, ovvero il proprietario della Cinquecento Blu, l'automobile dalla quale tu, stupidamente, hai rubato gli specchietti! Mi vuoi spiegare il perché?"- Marco abbassò il capo e piangendo ammise le sue colpe. "Hai ragione, sono uno stupido, ho agito con superficialità, così per mettermi alla prova, per sfidare me stesso, per vedere se riuscivo sempre a farla franca, per mettermi in gioco, la mia intenzione non era fare del male ma vedere solamente che reazione provocavo. Quando vedevo il signor Ermanno lavare ripetutamente la sua automobile in maniera quasi maniacale, mi sono chiesto quale reazione avrebbe avuto se qualcuno gli avesse fatto uno scherzo, tutto qui! " Il padre, sentendo le ragioni ed il pentimento del figlio e pur non giustificando affatto la sua bravata, abbassò a fatica i toni della sua collera, dicendo: "Ora dobbiamo porre rimedio, non è giusto che una persona onesta paghi i danni causati da una irresponsabile e stupida bravata, chiaro? Spero tu sia d'accordo!" Il ragazzo annuì, rimase in silenzio e tornò a rinchiudersi nella sua stanza.
Il mattino seguente il signor Sgambelluri, dopo aver pensato come rimediare ai danni che il proprio figlio aveva causato, decise di andare a parlare con il signor Ermanno. Suonò alla porta della sua abitazione. Ermanno aprì e, meravigliato dalla inaspettata visita, disse: "Oh...buon giorno maestro Sgambelluri, a cosa devo l'onore della Sua visita?" - "Mi scusi signor Ermanno, dovrei parlarle, posso entrare un momento? - "Si accomodi, entri pure" - "Sono venuto a chiederle scusa e a risarcire i danni che Lei ha subìto a causa della stupidità di mio figlio, sì, ha capito bene, mio figlio. Purtroppo è lui l'autore del furto che Lei ha subìto sulla sua automobile, mio figlio me lo ha confessato ieri sera". Ermanno stupito ma non troppo da tale rivelazione, rimase un attimo in silenzio e abbozzando un leggero sorriso disse: "Non si preoccupi signor Sgambelluri, a dir la verità avevo intuito che poteva esser stato un ragazzo che abitava in questo quartiere da una serie di probabili indizi che ho casualmente trovato. Ma l'elemento che mi ha convinto ulteriormente è stato quel plettro per chitarra che ho rinvenuto in questo borsello che ora le mostro, ovvero il borsello che l'autore del furto aveva perso durante la fuga. Quando Lei mi ha riferito che suo figlio suona la chitarra elettrica, ho immaginato che il plettro potesse essere suo. Prenda il borsello e lo restituisca a suo figlio, dentro c'è anche una chiave, forse quella di casa?, e qualcos'altro che non voglio commentare". Il signor Sgambelluri rimase sbalordito dall'intuizione di Ermanno e lo ringraziò per non aver sporto denuncia, evitando così i grossi guai che avrebbe subìto l'ingenuo figlio. Lo pregò almeno di accettare la busta contenente il denaro come risarcimento per l'acquisto dei nuovi specchietti retrovisori. Ma Ermanno, fermando la mano del maestro Sgambelluri che gli stava allungando la busta, disse: "No grazie, la busta la tenga Lei, l' importante è che Suo figlio abbia capito il suo errore e che questa lezione gli sia di monito affinché non ripeta più l'errore". Sentite le sagge parole e il generoso atto di Ermanno, il Signor Sgambelluri si commosse, lo abbracciò e lo ringraziò per la grande sensibilità dimostrata nei suoi confronti. Il signor Ermanno, pur essendo una persona umile e discreta, dimostrò grande saggezza nell'accettare le scuse del signor Sgambelluri, volle quindi minimizzare quanto accaduto cercando di rincuorarlo, per evitare così di ferire ulteriormente un padre incolpevole. Il maestro Sgambelluri lo guardò intensamente e, dimostrata la sua lealtà, lo salutò calorosamente.
Il pomeriggio seguente il giovane Marco si affacciò alla finestra che dava sul cortile interno; fu così che io mi accorsi che la famiglia Sgambelluri abitava nella scala accanto alla mia. Incuriosito guardai dove fosse orientato lo sguardo del ragazzo, guardava giù proprio nel cortile di fronte: Ermanno era lì, lavava la sua adorata Cinquecento blu.