Il treno delle 13,45 era arrivato puntuale. Linda prese la sua borsa e scese velocemente dal treno, era ansiosa di vedere per la prima volta una delle più importanti città d'arte italiane: Firenze. Non era andata lì in vacanza, ma stava per iniziare il ciclo di studi universitari nella seconda metà degli anni settanta del '900. L'appartamento in cui alloggiava era in via Calzaiuoli, in pieno centro storico, proprio a due passi dal famoso campanile di Giotto. La città splendida per arte, storia e cultura l'aveva affascinata fin dai tempi della sua adolescenza. Fu subito attratta dal clima artistico che traspariva in ogni strada dell'antico centro medioevale. La famiglia fiorentina che le aveva affittato l'appartamento l'aveva prima indirizzata e poi consigliata su quali mezzi usare per recarsi nei vari luoghi della città. Così in poco tempo iniziò a prendere confidenza con il tessuto urbano, sapendosi muovere con una certa disinvoltura. La facoltà di Lettere e filosofia era in piazza Brunelleschi e lì, in quella sede, iniziò a conoscere professori, assistenti universitari e nuovi compagni di studio. Linda si appassionò subito in particolare alla letteratura italiana e alla filologia romanza grazie alla frequenza di seminari tenuti dal Professor Lanfranco Caretti e dal Professor D'arco Silvio Avalle, due docenti universitari molto famosi ed affermati nel panorama culturale italiano. Fu un periodo molto intenso, dedicato allo studio, ma la giovane studentessa riusciva a ritagliarsi qualche spazio in cui poteva visitare i principali musei e i più importanti luoghi della città.
Gli Uffizi, l'Accademia delle belle Arti, Palazzo Pitti, Ponte Vecchio, il mercatino di Orsanmichele erano i luoghi che di tanto in tanto le piaceva rivisitare, scoprendo sempre cose nuove ed interessanti. In via Calimala spesso rimaneva incuriosita dall'abilità pittorica dei cosiddetti madonnari, artisti di strada che raffigurano con gessetti colorati immagini sacre sulla pavimentazione stradale. Percorreva le antiche vie della città emozionandosi, poiché nelle stesse strade o contrade, allora chiamate sestrieri, molti secoli prima erano passati personaggi famosissimi come Dante, Petrarca e Boccaccio, niente po’ po’ di meno che le cosiddette tre corone della letteratura mondiale.
Proprio sul Decameron del Boccaccio aveva frequentato un seminario, un bellissimo corso monografico,nell'ambito del quale aveva avuto modo di riscontrare l'attualità e il profondo realismo che si trovavano nelle sue novelle, analizzate dettagliatamente nella grande varietà di personaggi, temi, ambienti sociali e geografici. Durante l'anno accademico, Linda ebbe così modo di conoscere diversi compagni di studio. Simona, Corrado, Anna, Vittorio erano gli studenti con i quali legava maggiormente per organizzare programmi di studio. Con Simona aveva stretto una profonda amicizia confidenziale e di tanto in tanto le due studentesse trascorrevano alcune serate nelle reciproche case per qualche cena con altri amici. Nello stesso corso monografico vi erano altri studenti che Linda incontrava solo nelle aule dell'Università. L'ateneo era frequentato quotidianamente da diversi studenti che provenivano da varie città italiane e dall'estero. Chi andava nelle segreterie, chi cercava sulle bacheche le date degli appelli degli esami, chi si dirigeva verso le aule per assistere ai corsi e chi semplicemente si fermava a bere qualcosa al bar interno per fare quattro chiacchiere con i compagni di corso. Una moltitudine di visi noti ed ignoti che affollavano tutti i giorni i corridoi della facoltà. Tra i partecipanti ai vari corsi propedeutici agli esami vi erano anche Giovanni, Romeo, Flavio e Gilberto. Giovanni era un tipo intelligente, esuberante, scherzoso, a volte burlone; le sue battute erano davvero divertenti, tanto che spesso anche il docente di turno cedeva al sorriso. Romeo era un tipo molto attento, concentrato, serioso, un vero secchione dalla eccellente memoria che non mancava di sfoggiare nelle citazioni di date storiche e particolari sconosciuti anche ai docenti più esigenti. Flavio era lo studente classico, concentrato al punto giusto senza mai sbalordire, con una media di voti sempre intorno al ventisei. Gilberto era proprio un tipo strano, un po’chiuso, timido e taciturno, alcuni compagni lo avevano soprannominato la "mummia", perché a malapena si sentiva la sua voce.
Linda trascorreva le giornate fiorentine tranquilla e serena, vivendo tra la frequentazione universitaria e lo studio nel proprio appartamento. La vita sociale della nazione attraversava intanto un periodo difficile. In quegli anni succedeva frequentemente che ci fossero delle manifestazioni studentesche di protesta. In particolare i cosiddetti "Indiani metropolitani", estremisti di sinistra, occupavano la facoltà per alcuni giorni, bloccando le normali attività dell'Ateneo. Il terrorismo delle Brigate Rosse con l'assassinio del politico Aldo Moro stava destabilizzando l'intero Paese e a Firenze inoltre si aggirava una figura misteriosa e inquietante, un assassino seriale che periodicamente compiva efferati delitti nella provincia fiorentina, un maniaco criminale denominato dai media e dalla stampa nazionale "Il mostro di Firenze".
Dopo il secondo anno di studi, nell' appartamento di Linda arrivò ad abitare anche suo fratello Giulio. Lui aveva scelto la facoltà di Agraria. Giulio era un ragazzo ordinato, preciso ed atletico. Amava tutti gli sport e specialmente le discipline più impegnative e temerarie, come il paracadutismo, le immersioni subacquee e il motociclismo. Prima di iscriversi alla facoltà di Agraria, affascinato dal mare ed essendo un tipo intraprendente, Giulio aveva pensato di fare carriera nella Marina Militare di Livorno, ma, fatte le opportune valutazioni e dopo un brevissimo periodo di prova subito dopo il diploma liceale, optò senza esitazioni per l'ambiente terrestre, ovvero la laurea magistrale per la consulenza tecnica agrario-ambientale. I due fratelli andavano molto d'accordo, scambiandosi rispettivi consigli ed impressioni sulla vita universitaria, organizzandosi inoltre sulla conduzione familiare e dividendosi compiti e relative spese. Nei ritagli di tempo libero dallo studio, Giulio amava recarsi al Parco delle Cascine lungo le rive dell'Arno per correre ed allenarsi, a volte insieme all'amico Alberto e ad altri studenti universitari con i quali condivideva anche alcune ore di studio. Linda, di bell'aspetto, carina, con il suo carattere tranquillo, oltre a dedicarsi seriamente e con impegno al consueto studio universitario, amava leggere e comporre poesie. Talvolta partecipava volentieri a qualche evento culturale e raramente a serate mondane.
Un giorno, mentre Linda era seduta alla scrivania di casa, concentrata sulla elaborazione di un testo di analisi filologica, squillò inaspettatamente il telefono. Alzò la cornetta (allora tutti i telefoni erano collegati alla base con il cavo) e la avvicinò all'orecchio, convinta che fosse la classica chiamata fatta dai propri genitori, che di tanto in tanto le telefonavano per sapere se tutto andasse bene, ma, incredula, iniziò a sentire degli strani rumori. Subito pensò che gli insoliti fruscii dipendessero dalla linea telefonica, ma all'improvviso sentì una voce soffocata e contraffatta alternata ad ambigui sospiri. Non credendo alle sue orecchie e pensando ancora che fosse una banale interferenza, Linda chiese con maggiore insistenza chi fosse l'autore della chiamata. "Pronto? Pronto?... chi parla?" Nessuna risposta. Dopo una breve pausa, dall'altra parte della linea giunsero nuovi sospiri ed un paio di frasi alquanto imbarazzanti pronunciate con voce alterata, come per non farsi riconoscere. Linda chiuse immediatamente la linea, ma dopo pochi minuti il telefono ricominciò ripetutamente a squillare. Era sempre il solito anonimo disturbatore che per circa un paio di ore, quasi ogni giorno, continuava ad importunare la giovane studentessa con frasi oscene e, a volte, inquietanti.
Linda, scocciata ma anche preoccupata, iniziò a chiedersi chi e come fosse venuto a conoscenza del numero di telefono, poiché la linea telefonica era intestata alla famiglia che le aveva affittato l'appartamento. Le strane telefonate continuarono per un lungo periodo in tempi alternati, a volte quasi tutti i giorni, a volte iniziavano a ripetersi anche dopo un paio di settimane. Linda preoccupata ne parlò anche con l'amica Simona, cercando di capire o intuire chi potesse essere il misterioso stalker.
Erano, come si diceva, gli anni in cui il fantomatico "mostro di Firenze" operava nella provincia fiorentina, seminando panico nell'intera popolazione. I media locali e nazionali riportavano le notizie di tutte le macabre imprese del maniaco sessuale. Ovviamente anche Linda, venendo a conoscenza del reale folle assassino, temeva che le misteriose telefonate che lei riceveva fossero fatte da un classico mitomane che volesse emulare il cosiddetto "mostro di Firenze".
Passarono alcune settimane e Linda, dopo aver sostenuto con successo un paio di esami impegnativi, decise di festeggiarne l'esito con l'amica Simona. Si diedero appuntamento per un aperitivo al bar "Le Giubbe Rosse", un locale di piazza Repubblica. Le due amiche ebbero così l'occasione di scambiarsi confidenze, opinioni e considerazioni sulla loro vita universitaria. Simona era una ragazza allegra e intelligente e non mancava di sdrammatizzare anche le situazioni più difficili o imbarazzanti. Non mancarono di parlare anche delle misteriose telefonate che Linda continuava a ricevere anche nel cuore della notte. Simona, solidale con l'amica e incuriosita dall'insolita vicenda, le propose di andare a trovarla a casa per sentire lei stessa la voce del misterioso stalker. Il pomeriggio seguente Linda invitò l'amica Simona per un tè. Parlarono tranquillamente per circa un paio d’ore e, proprio quando Simona stava per accommiatarsi, squillò il telefono. Subito le due amiche si guardarono reciprocamente negli occhi. "Ecco, ecco... lo stalker!"- fu l'immediato commento di Linda e invitò subito l'amica Simona ad avvicinarsi alla cornetta del telefono. "Pronto? Chi parla? Pronto?" - Linda cercava di far parlare il misterioso interlocutore in modo che anche l'amica Simona sentisse l'enigmatica voce. Lo stalker iniziò a pronunciare le sue frasi oscene, ansimando e simulando probabili orgasmi. Ad un certo punto Simona a sorpresa intervenne e fingendo, disse di essere lei stessa disponibile per un incontro, ma lo stalker appena sentita l'inattesa voce interruppe immediatamente la comunicazione. Le due amiche si guardarono reciprocamente chiedendosi una volta di più chi potesse essere il fastidioso molestatore. Ipotizzarono qualche nome nell'ambito della loro facoltà e immaginarono perfino che potesse essere un ambiguo assistente universitario del corso di Letteratura latina, ma nessun elemento o indizio poteva suggerire chi fosse il probabile autore delle fastidiose ma anche inquietanti telefonate. Fu così che Linda decise di avvertire la polizia, chiedendo di mettere sotto controllo il proprio apparecchio telefonico, ma gli organi di polizia le risposero che non avevano elementi sufficienti per procedere e, non essendovi secondo loro episodi particolarmente gravi, né reali minacce per la vita, non potevano sottoporre a controllo i movimenti telefonici. Le telefonate anonime continuarono assiduamente, tanto che Linda fu costretta a staccare il telefono per giornate intere, evitando così di essere disturbata durante le ore di studio. Anche suo fratello Giulio, che abitava nello stesso appartamento, dovette subire le continue telefonate dell'instancabile molestatore, tanto che alcune volte rispondeva lui stesso al telefono, reagendo con rabbia ma con effettiva impotenza. Niente da fare, il maniaco continuava imperterrito nella sua stravagante missione di stalker. Un giorno Linda, stanca delle oscene proposte e d'accordo con Giulio, fingendo decise di assecondare la sua richiesta. Le aveva chiesto un appuntamento, ordinandole di presentarsi vestita con un particolare abbigliamento ad una determinata ora, in un tal posto. I due fratelli si presentarono all’appuntamento prestabilito a bordo di una moto, indossando entrambi il casco, che non permetteva di essere riconosciuti. Attesero oltre una ventina di minuti, ma il presunto e misterioso maniaco, probabilmente accortosi dell' inganno, rimase nascosto e non si fece vedere. Per circa un paio di settimane le telefonate cessarono di disturbare, sembrava che il maniaco avesse messo fine al suo folle progetto.
Linda, nonostante le preoccupazioni a causa delle telefonate persecutorie, continuava sempre con il massimo impegno a frequentare regolarmente i corsi ed i seminari tenuti nelle varie aule dell'università. I banchi delle aule erano disposti in diverse file orizzontali. Linda amava sedersi nella prima fila, posizione che riteneva più adatta per seguire meglio il docente e anche per evitare di essere disturbata dalle chiacchiere degli studenti che sedevano nelle file posteriori. Un giorno, alzatasi dalla sedia per uscire momentaneamente dall'aula, urtò inavvertitamente un quaderno che era posizionato su un banco della fila retrostante. Il quaderno cadde e si aprì. Linda, scusandosi, si chinò per raccoglierlo. Chiudendo le pagine non poté far a meno di notare che nell' angolo di una pagina era scritto proprio il suo numero di telefono. Linda totalmente esterrefatta richiuse il quaderno, si alzò, fissò il proprietario del quaderno, ma non disse niente, facendo finta di nulla. Con grande sorpresa vide che il proprietario del quaderno era proprio Gilberto, quello strano, timido e taciturno studente soprannominato "la mummia". Linda uscì velocemente dall'aula e, non potendo credere a quello che aveva appena visto, iniziò a pensare cosa potesse fare o come agire per il meglio. Terminata la lezione, Linda amareggiata corse a casa per parlarne immediatamente con il fratello. Dopo avergli raccontato tutto, i due escogitarono un piccolo trucco: attendere la prossima telefonata registrando la conversazione, o meglio le solite frasi oscene e persecutorie, per poi incastrare l'ignaro molestatore Gilberto. Linda si procurò un registratore a cassette con un microfono a ventosa da applicare alla cornetta del telefono dalla parte dell'auricolare. Preparato il congegno, attesero qualche giorno e poi... ecco, il telefono iniziò a squillare. "Pronto, chi parla?... pronto?" - Dopo una breve attesa, il molestatore, ignaro, iniziò la sua sequela di frasi oscene, e probabili o finti orgasmi, mentre il registratore certificava il tutto. " Adesso basta ! So chi sei, Gilberto, anche la Polizia è avvertita e tu sarai denunciato"- fu l'improvvisa esclamazione di Linda con tono deciso ed implacabile - " se non vuoi aggravare ulteriormente la tua posizione ti aspetto domani alle ore 15 sotto l'arco di piazza Repubblica per avere adeguati chiarimenti". Lo stalker, ormai scoperto e identificato nello studente Gilberto, rimase impietrito e dopo un breve silenzio assordante rispose quasi balbettando ed in lacrime: "Ti prego, non denunciarmi, non farmi del male, ti prego... domani alle 15 ti spiegherò tutto”. Il giorno dopo, puntuale alle ore 15, Gilberto, Linda e il fratello Giulio si incontrarono nel luogo stabilito. Anche Simona, che nel frattempo era stata avvertita, si nascose lì dietro un angolo, pronta a testimoniare e ad intervenire, se ce ne fosse stato bisogno. Gilberto si presentò con il capo chino e completamente arrossito di vergogna, ammise le sua colpa e la gravità delle sue azioni. Cercò di motivare, di giustificare il suo squallido comportamento. Cercò di spiegare il perché e quale senso avessero quelle fastidiose telefonate, sostenendo che in realtà lui era molto attratto dalla bellezza di Linda e che non avrebbe mai avuto il coraggio di dirle quanto la desiderava. Sapendo di non essendo all'altezza, non avrebbe mai potuto averla e quindi nella sua distorta e folle fantasia quelle assurde e maniacali telefonate lo appagavano. Linda, pur non condividendo affatto le strampalate giustificazioni di Gilberto, lo ascoltò con rabbia e compassione. Poi controbatté alle sue affermazioni, cercando di farlo ragionare, supportata dal fratello che era alquanto arrabbiato.
Tuttavia evitò di fare realmente una denuncia alla polizia per non rovinargli la carriera e non metterlo in ulteriore difficoltà, dato che Gilberto era una persona molto fragile psicologicamente. Si fece inoltre promettere solennemente che non avrebbe più reiterato determinati comportamenti.
Alcuni giorni dopo in aula il banco in cui si sedeva abitualmente Gilberto era vuoto. Nessuno aveva capito il vero motivo della prolungata assenza del timido e insicuro studente. Successivamente, Linda venne a sapere da comuni amici che Gilberto aveva deciso di lasciare l'università di Firenze per trasferirsi in un'altra città.