prefazione
schema

"Presto che è tardi!" - così sentivo dire da tutte le persone che hanno fretta! Eppure quel giorno, anzi quella notte, appariva da subito speciale, molto speciale e non c'era affatto fretta!...anzi, era una opportunità per un benefico rilassamento totale.

Un fascio di luce laser, proiettato da un orologio digitale verso il soffitto della camera da letto, segnava le ore "zero,zero,punto,zero,zero". La televisione trasmetteva il telegiornale della notte. Un noto speaker televisivo muoveva le labbra, ma sembrava non emettesse nessun suono. Una fievole melodia vagamente dodecafonica vibrava soffice nella stanza mentre una fioca luce con sfumature verde-azzurre filtrava dalla finestra. Anche il ticchettio di una vecchia sveglia, adagiata da molti anni su un antico e pregiato comò, sfumava lentamente come per effetto dell'amico (ma forse anche nemico) "Lorazepam". Stava per iniziare qualcosa di particolarmente “nuovo”. "Ma...che succede?"- pensai. Improvvisamente la porta della camera si aprì sospinta da un leggero vento e, dalla scala a chiocciola situata immediatamente dietro, una voce accattivante mi invitava a salire. Inspiegabilmente attratto da quel misterioso richiamo, salii lentamente le scale, osservando e annusando un insolito profumo di probabili essenze vagamente orientali. Una soffice nuvola bianca situata lì accanto mi apparve improvvisamente. "Che ambiente strano" - pensai. Aggrottai istintivamente le sopracciglia e, mentre qualche inevitabile ruga della fronte irrobustiva le mie perplessità, mi avvicinai lentamente a quell'enigmatico luogo. Un raggio di luna, che filtrava attraverso il misterioso piano ovattato, illuminava un aquilone che probabilmente era sfuggito di mano. Si dirigeva verso di me. Con un balzo fulmineo riuscii ad afferrare l’esile filo che lo seguiva e, avvicinandolo a me, riuscii a fermare la fluttuante corsa. "Bello!" - osservai - "un aquilone con il bordo argentato, di ottima fattura e sapientemente variopinto con morbide sfumature!" Con mia sorpresa mi accorsi che, tra i dipinti che decoravano le sue ali, nella zona posteriore del telaio c'era una parte scritta a mano. Mi domandai subito chi poteva essere il proprietario, da dove veniva, da quale luogo, se effettivamente era sfuggito di mano oppure se l'aquilone fosse stato lasciato volutamente libero affinché qualcuno potesse leggere quanto era scritto sulle sue grandi ali. Alzai l'antico velivolo e, non poco incuriosito, iniziai a leggere. Vidi alcune misteriose scritte, arcane, strane e apparentemente quasi indecifrabili: "ORAPERPOIIOPREPARO” - “ERANOUSISUONARE”, - “IOVADODAVOI”, Basìto da tali enigmatiche parole, rimasi a lungo a riflettere su quale significato potessero avere e su quale fosse il fil rouge che stabiliva un legame fra loro. Lessi e rilessi da sinistra a destra, da destra a sinistra più volte finché mi accorsi che, qualsiasi fosse la direzione in cui leggevo, il contenuto e il suono delle frasi non cambiava affatto. Erano frasi palindrome, frasi che vengono usate per comunicare in codice o per sottintendere qualcosa. Mi colpì in particolare la prima frase: “ora per poi io preparo”. Nella misteriosa frase intravidi un nesso tra il presente e il futuro, tra la vita che stavo vivendo in quel momento e quella che mi aspettava negli anni a venire. Incuriosito cominciai a riflettere sullo stile della mia esistenza e mi accorsi di vivere spesso con la testa rivolta verso il passato, gustando sensazioni già vissute, a volte malinconiche, a volte piacevoli, ma sempre nella convinzione che per affrontare il futuro bisogna comprendere bene il passato.

Inspiegabilmente il piano ovattato iniziò a prendere delle forme diverse. Una lunga strada si presentò davanti ai miei occhi. Lentamente iniziai a percorrerla osservando con molta attenzione le interminabili scritte poste sulle case che costeggiavano la misteriosa via. Esterrefatto ma sempre molto incuriosito, mi avvicinai alla prima casa sulla quale era posta una scritta "ora per poi io preparo, luogo di formazione mentale!"- "Nooo... una incredibile coincidenza" - notai, era esattamente la stessa scritta che avevo letto sulle grandi ali dell'aquilone. Entrai allora nel portone che conduceva in un lungo corridoio nel quale si trovavano diverse porte. Fuori da una porta c'era una targa con scritto: "Entrata a libera scelta". "Di che si tratta?" - pensai. Ebbi un attimo di esitazione temendo di disturbare, ma, sempre molto incuriosito, bussai alla porta della prima stanza. "Scusate se disturbo, posso entrare?" - chiesi sommessamente. All'interno della grande aula una persona dall'aria rassicurante mi venne incontro. "Certamente, prego si accomodi", - disse l'ospitante - se Le interessa, qui avrà modo di conoscere di cosa ci occupiamo". Entrai e mi accomodai per cercare di capire realmente di cosa si occupassero. Con grande meraviglia, osservai la struttura della grande sala. Ai lati erano situati dei sofisticatissimi apparecchi altamente tecnologici. Erano dei sussidi didattici con cui si poteva interagire solamente con il pensiero. Il responsabile della struttura formativa, il professor Donati, mi osservò, intuì il mio stupore e, avvicinatosi a me, disse: "Come Lei vede, siamo dotati di altissime tecnologie che possono contribuire alla conoscenza delle più svariate materie scolastiche e alla ricerca più avanzata. Con queste straordinarie macchine possiamo educare il cervello umano ad apprendere molto più velocemente che con i normali processi educativi. Il nuovo metodo e la sua formulazione sono elaborati da ricerche e da approfonditi studi di metodologia trasmissiva, ovvero la migliore tecnica o il miglior metodo con cui si può trasferire la conoscenza. Nella società del futuro ogni persona, a partire dall' età infantile, adolescente o adulta, ha il legittimo diritto e il dovere di conoscere i saperi dell'umanità. Ogni essere umano ha caratteristiche diverse, con diverse capacità cognitive, ma ciascuno in grado di comprendere in base alle proprie capacità. Ovviamente, le macchine tecnologiche che Lei ha notato sono semplicemente un supporto, un valido sussidio, ma il primo, il vero ed efficace metodo di insegnamento è uno solo." "Interessante e completamente condivisibile"- commentai - "ma cosa intende per 'il vero metodo di insegnamento è uno solo'?" " Il professor Donati si girò, mi guardò fisso negli occhi e abbozzando un leggero sorriso, rispose: "Molto semplice, fondamentale è l'insegnante! Cioè la qualità dell'insegnante che per trasmettere la sua conoscenza deve saper usare un metodo efficace, capendo e intuendo le capacità e le difficoltà di chi vuole imparare. Perché questo avvenga, è necessario che il buon insegnante doni la sua conoscenza. E' un impegno sociale molto importante perché...'donare' la propria conoscenza è un atto d'amore. In questo istituto di formazione pedagogica il primo obiettivo è individuare, attraverso accurati test e poi una mirata selezione, l'insegnante che abbia questa importantissima e fondamentale qualità. Chiunque voglia, avendo i 'requisiti', potrà seguire i nostri corsi gratuitamente." "Un progetto nobilissimo" - risposi - "un progetto che non avevo mai avuto modo di conoscere o di sentire. Ecco il significato della frase 'ora per poi io preparo ', ovvero capire adesso per sapere poi " "Finalmente qualcuno ha capito la grande importanza della trasmissione dei saperi" - pensai - "Mi adopererò il più possibile per diffondere il vostro nobile progetto." - dissi rivolgendomi con assoluta osservanza. Il professor Donati sorrise, mi strinse la mano ringraziandomi calorosamente per la mia inaspettata visita. Anch'io lo ringraziai e, uscendo compiaciuto dalla prima casa, ripresi lentamente il mio cammino continuando però a meditare sulle sagge parole del professore. Un intreccio di piacevoli ed insolite sensazioni continuava a circolare nei miei pensieri. Domande e risposte insolute, enigmatiche riflessioni e desideri impossibili, la nostalgia dei tempi passati, affioravano continuamente nei meandri della mia corteccia cerebrale.

Il misterioso percorso davanti a me si presentava sempre più attraente. Una moltitudine di insegne luminose indicavano luoghi e direzioni diverse. Situato sopra un edificio, notai un logo di grandi dimensioni che rappresentava un simbolo musicale posto su un breve pentagramma: era una chiave di violino. Estremamente incuriosito, mi avvicinai allora alla seconda misteriosa casa. Accanto al portone d'ingresso, una targa riportava una insolita scritta: "erano usi suonare". "Ma...cosa vorrà dire?" - pensai. Immediatamente mi ricordai della seconda scritta posta sulle ali del misterioso aquilone, una delle arcane frasi palindrome. L'ingresso era libero. Entrai. Un enorme orologio privo di lancette emetteva un regolare ticchettio simile ad una serie di pulsazioni musicali prodotte dai tradizionali metronomi. Sopra un ampio palcoscenico un gruppo di musicisti si accingeva ad accordare i loro strumenti, mentre discutevano in lingue diverse le modalità con cui eseguire la loro musica. Mi avvicinai al palco per vedere più da vicino chi fossero i musicisti. "Riproviamo il brano? Ludwig, inizia tu, poi alla quarta battuta subentriamo io e John" - disse il ragazzo Paul imbracciando l'inseparabile basso elettrico Hoefner. ll pianista Ludwig si sedette e appuntò sulla partitura alcuni arrangiamenti. La folta chioma bianca si chinò per scrivere la notazione e sorridendo girò il capo verso di me. Mi stropicciai gli occhi e incredibilmente mi accorsi che il pianista era il celeberrimo Beethoven. Ludwig Van Beethoven, sì era proprio lui. La musica ebbe inizio. Sul lato opposto un giovane violinista diede inizio ad un virtuoso assolo. "Niccolò, come sempre il tuo assolo è meraviglioso!" - disse il giovane prodigioso Amadeus Mozart entrando in scena mentre applaudiva. Altri noti musicisti di epoche diverse iniziarono a dare i loro contributi. Un intreccio tra clavicembali e sintetizzatori elettronici produceva suoni che inondavano magistralmente l'uditorio varcando tutti i limiti del tempo. La musica come linguaggio universale spaziava nell'aria simulando gli effetti di un magico caleidoscopio. Una meravigliosa concatenazione di suoni confermava la massima espressione della mente umana.

Ripresi il mio cammino e nell'affascinante percorso dell'incredibile via vidi in lontananza una enorme tavolozza posta sulla parete di un edificio. Non riuscendo a capire di cosa si trattasse, mi avvicinai sempre di più. Era un grande atelier artistico. L'esterno della terza casa era decorato da magnifici murales. Tra i segni grafici si evidenziava la frase palindroma: "io vado da voi". Era la stessa frase scritta sulle ali dell'aquilone: la terza . Le porte aperte della misteriosa casa lasciavano udire, anche qui, dialoghi in lingue diverse. " 'La persistenza della memoria' è un'opera che avrei voluto dipingere io" - disse una voce - "quegli orologi molli non danno il tempo, per cui tutto può avvenire o tutto è già avvenuto, rimane dunque un mistero. Un mistero come l'ombra prodotta dai manichini delle mie opere". Appassionato d'arte, la mia curiosità mi spinse ad entrare di soppiatto per capire chi fossero gli autori di quel dialogo. Dietro un cavalletto, nella penombra, intravidi dapprima un personaggio con dei lunghi baffi: man mano che la luce illuminava il suo volto riconobbi...il surrealista Salvator Dalì che, sorridendo, rispondeva e condivideva le osservazioni del maestro della pittura metafisica. Altri gruppi di famosi pittori di arte moderna armati di pennelli e colori dipingevano sfidando nelle loro composizioni le leggi della natura. La tridimensionalità di Picasso, il surrealismo di Max Ernst, l'esasperazione delle tinte di Van Gogh, l'angosciante ‘urlo’ di Edvard Munch fino alle illusioni ottiche di Maurits Cornelis Escher. Tutto era possibile, tutto era impossibile. Un immenso fragore sottolineava la vivace e variegata creatività degli artisti. Nella sala adiacente, qualcuno, forse infastidito, bussò alla porta che divideva le due sale. "Che succede? Chi è? Stiamo per caso disturbando la memoria dei saperi?" - disse proprio il poliedrico Dalì aprendo la porta dell'altra sala. Non udendo nessuna risposta, dopo una breve esitazione entrò invitando gli altri a seguirlo. Sedute attorno ad un tavolo, un altro gruppo di persone dall'aria pensosa rimase in silenzio. "Chi siete?" - domandò perplesso un altro dei contemporanei - "Chi siete?" Un silenzio incomprensibile, quasi assordante, sembrava avesse fermato il tempo. D'un tratto delle dita iniziarono a tamburellare sul tavolo con un leggero battito. Dal gruppo di persone sedute intorno a quel tavolo, una testa si girò verso la porta. Alzò lentamente lo sguardo verso gli artisti della prima sala e disse: "Io mi chiamo Michelangelo Merisi e vengo da Caravaggio, se volete conoscere personalmente i miei contemporanei, entrate pure". Sbigottiti ma entusiasti, i pittori del '900 si inchinarono ripetutamente chiedendo immensamente scusa per aver involontariamente disturbato i sacri maestri dell'arte mondiale. Un fragoroso ma accogliente sorriso si levò dal tavolo dei maestri. "Non abbiate timore, in fondo facciamo lo stesso mestiere, entrate pure" - disse uno di loro alzandosi in piedi - "Io sono Michelangelo Buonarroti, qui accanto a me siede Raffaello, mentre i signori qui di fronte sono Leonardo da Vinci e il maestro Verrocchio...ma voi? voi chi siete?" "Noi...siamo i contemporanei del Novecento"- rispose Dalì - "Cosa volte dirci?"- continuò Raffaello Sanzio. "Beh...noi siamo indirettamente vostri allievi, ma... mentre voi descrivete in maniera naturalistica quello che vedete, noi ci occupiamo di ciò che non è possibile vedere". "Come? Cosa intendete dire?"- intervenne il lungimirante Leonardo portando indice e medio della mano sinistra verso la fronte."Noi vogliamo comunicare emozioni, pensieri, stati d'animo e allusioni" - ribatté l'intraprendente Salvador Dali - "noi vogliamo trasgredire tutti i meccanismi fondamentali della visione umana." "Bene, allora diciamo che noi ci occupiamo di filosofia e voi di psicanalisi, continuate pure con le vostre indagini ma, scusate se ci permettiamo, cercate di raffinare la vostra tecnica" - conclusero sorridendo e annuendo i saggi della pittura classica. Il meraviglioso dialogo tra i massimi luminari della storia dell'arte continuò a lungo nella mia mente. "Io vado da voi", proprio come suggerisce la frase palindroma che ora era chiara, sia in un senso che nell'altro. Passato e futuro e poi futuro e passato continuavano a rincorrersi.

Contento di quanto appreso, uscii dalla terza casa. Guardai verso l'orizzonte. Nel percorso della lunga via molte erano ancora le misteriose case che desideravo conoscere. Ma stanco volli riposarmi, cercai un posto per riflettere, quando improvvisamente qualcosa mi cadde addosso. Un segnalibro che era appoggiato su una piccola mensola sopra la testata del mio letto aveva colpito la mia fronte.

Aprii improvvisamente gli occhi e guardai il soffitto della camera. Il raggio laser che proiettava l'ora sul soffitto segnava le ore 00.01. Nel cuore della notte era iniziato un nuovo giorno, tutto era avvenuto in pochi istanti alle ore zero,zero punto zero,zero di Venerbato, l'ottavo giorno di una settimana che non esiste.